Savona, le emissioni della Tirreno Power aumentano la mortalità

Arrivata ieri, 19 febbraio, la conferma, da parte della Procura di Savona, che le esalazioni della Tirreno Power di Vado Ligure, una delle principali produttrici elettriche italiane, sono la più probabile causa dell’aumento delle incidenze tumorali nell’area di Vado Ligure e dintorni.

L’inchiesta ha avuto inizio a giugno 2011. Due, fin da subito, i filoni di indagine: uno riguardo l’ipotesi di inquinamento ambientale di acqua e di aria, l’altro riguardo la tutela della salute. Scopo della ricerca, inoltre, quello di accertare una possibile coincidenza tra il locale aumento di mortalità, rilevato da alcune statistiche, e le esalazioni della centrale elettrica.

Due anni di ricerche e poi la svolta. Giugno 2013, viene depositata una maxiperizia, stilata da alcuni consulenti della Procura di Savona.

Settembre 2013, alla luce dei dati emersi dalla perizia depositata qualche mese prima, comincia a fare capolino la possibilità che agli “ignoti”, a cui sono rivolte le accuse di omicidio colposo, lesioni colpose e disastro ambientale, venga dato un nome. In ogni caso non si è ancora accertato un nesso di causalità tra l’aumento del tasso di mortalità nell’area di ricaduta della centrale e le sue emissioni. Alla mano, infatti, due statistiche contrastanti: la prima stilata dall’Istituto tumori di Genova (riguardante il decennio ’88-’98) che evidenzia proprio a Savona un’incidenza di 97,6 casi su 100mila (contro una media nazionale di 54,6 casi), con un picco a Vado di 112,3 casi. Il successivo studio dell’Ist (1999-2004), invece, “allinea” i dati di incidenza tumorale della provincia Ligure alle medie regionali e nazionali.
Due anche le controparti: il Partito Comunista Italiano, nella figura di Danilo Picchetto, segretario regionale, e la Tirreno Power che muove la sua difesa appellandosi ai dati ambientali, resi pubblici, che attestano la buona qualità dell’aria che i savonesi respirano quotidianamente.

Novembre 2013, altro snodo fondamentale della vicenda. Cominciano a spuntare i primi indagati per il reato di disastro ambientale. Massimo riserbo ancora sui nomi degli inquisiti, ma confermati, da parte della Procura, i punti fermi per quanto riguarda ruoli, comportamenti e responsabilità. Oltre ai dirigenti e ai tecnici della centrale, l’inchiesta potrebbe allargarsi anche a tecnici ed amministratori pubblici, preposti al monitoraggio delle emissioni e più in generale delle “ricadute” che la centrale ha avuto nel corso degli anni sul territorio circostante.

Febbraio 2014. 400 le persone decedute tra gli abitanti della zona di ricaduta (su circa 1700-2000 adulti ricoverati per malattie respiratorie e cardiovascolari) tra il 2000 e il 2007 e 450 i bambini ospedalizzati per patologie respiratorie e attacchi d’asma tra il 2005 e il 2012. Sconvolgenti i numeri, emersi da una consulenza disposta dalla Procura, e ancor più sconvolgenti le parole con le quali Francantonio Granero, procuratore capo di Savona, conferma il nesso tra le emissioni della centrale e le patologie rilevate in quest’area: «Senza la centrale a carbone di Vado tanti decessi non ci sarebbero stati… 400 morti dal 2000 al 2007».
Tre, per il momento, i nomi che figurano nel registro degli indagati, fra cui l’ex direttore generale della Tirreno Power Giovanni Gosio, dimessosi a fine gennaio, e Pasquale D’Elia, direttore dello stabilimento.

Dura la replica della società energetica: «Non si comprende quale sia stato il metodo di valutazione di esposizione agli inquinanti. Tale mancanza di chiarezza è accompagnata dall’assenza della doverosa analisi di robustezza, di sensitività e quindi di affidabilità globale del metodo adottato. Anche per questo motivo non si può affermare in concreto alcun nesso di causalità».

In ogni caso va precisato che il documento è ancora coperto dal segreto istruttorio e che nessuno ha avuto la possibilità di visionarlo.

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