Scherzetto Facebook: la condivisione non esiste più

Diffondi, divulga, pubblicalo tu, fai circolare, ripubblica. È un’esplosione di sinonimi feroce e segmentata, quella che ha spiazzato, da stamani, gli internauti. Facebook, il più famoso dei social, cambia look e manda in castigo il pulsante condividi. Perché? Difficile, praticamente impossibile, entrare con esattezza nella psicologia di un cambiamento tanto banale all’apparenza, quanto molesto per le abitudini degli italiani. C’è chi scommette che presto, magari già domani, il tutto assumerà contorni univoci. E allora la varietà di forme odierna sarà da intendere solo come esperimento, campagna mediatica, per tastare il polso degli utenti.

Quali finora le reazioni? Ironia, scetticismo, valutazioni più o meno dotte, talvolta di carattere introspettivo. “Divulga? Non è mica un trattato scientifico”, “Fai circolare? Non smisto il traffico”. Sono solo alcuni dei pareri, fra il serio e il faceto, espressi in queste ore sulla rete.

Curioso che ad un ordine di carattere solidale come quello della condivisione siano stati sostituiti termini espressivi di gestualità individuali, per certi versi egoistiche. Le nuove formule appaiono nette, più crude e immediate rispetto al passato. Per la verità, già sul finire del 2013 Facebook aveva compiuto una serie di modifiche comportamentali volte all’incisività del messaggio. Come non pensare, ad esempio, alle icone di diffusione degli articoli, prodotte dai pulsanti “Like”. Il dito in su sostituito dalla lettera f, aggiunta alla forma intera “mi piace”. Un invito servito sul piatto d’argento. Più facile di così!

A far scalpore erano state pure le emoticon, enunciative dello stato d’animo. Felice, triste, stanco, in gran forma e così via. Quaranta soluzioni diverse per decretare un momento. Quale? Non certo quello singolo, emozionale di ognuno, bensì generale, riflessivo di un sistema. Dove chi già comanda inasprisce l’ordine per bloccare le gerarchie. Aggiornarsi, per davvero, resta invece capacità di pochi.

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