Scontri in Turchia: un morto e migliaia di feriti

Gli ultimi aggiornamenti sugli scontri in Turchia parlano di un ragazzo ferito da un colpo di arma da fuoco alla testa durante le manifestazioni di Ankara. Secondo Metin Bakkalci, segretario generale della Fondazione turca per i diritti umani, il giovane, il cui nome è Ethem Sarisuluk verserebbe in stato di morte cerebrale.

Continuano, dunque, le agitazioni in tutta la Turchia tra poliziotti anti-sommossa e i manifestanti. Proteste andate avanti tutta la notte e proseguite anche oggi. Presi di mira gli uffici del partito islamico Akp del premier Recep Tayyip Erdogan. Alcuni giornalisti parlano di stanze date alle fiamme all’interno dell’edificio.

Nelle prime ore di questa mattina, sembrava tornata la calma dopo una nottata trascorsa tra scontri e arresti nelle diverse città del paese. A Smirne, alcuni partecipanti hanno lanciato molotov nella sede del partito di Erdogan. A Istanbul sono state colpite fermate di autobus e danneggiate diverse strade con segnali stradali abbattuti per formare barriere contro le forze dell’ordine.

Stando a quanto affermano dagli uffici del ministero dell’interno, gli arrestati sarebbero 1.700 sparsi in 67 città eseguiti nei tre giorni di protesta. Molti dei fermati sarebbero già in libertà, mentre sono 58 i feriti degli scontri tra i civili e altri 115 tra le forze di sicurezza. Altri numeri sono invece forniti dall’associazione dei medici turchi che parla di oltre 484 feriti tra i manifestanti, attualmente ricoverati nei diversi ospedali di Istanbul.

Ricordiamo che le proteste sono iniziate a seguito della decisione di abbattere gli alberi del Gezi Park, la più grande area verde della città, per far spazio ad un centro commerciale. Questa è stata la scintilla che ha scatenato l’ira tra i giovani di Istanbul, fortemente contrari ad una deriva islamista dell’attuale governo.
Secondo il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, le proteste hanno “collegamenti esteri” e sono organizzate da “gruppi estremisti”. “State calmi, rilassatevi, tutto sarà superato“, ha affermato oggi Erdogan. “Quelli che dicono che è in corso una Primavera araba turca hanno ragione. La stiamo sperimentando, ma alcuni stanno tentando di trasformarla in un inverno. Questo non accadrà“. Queste sono le dichiarazioni del capo del Governo che elogia, tra le altre cose, l’operato delle forze dell’ordine.

Ed è proprio l’associazione per i diritti umani Amnesty International a mettere in dubbio il suddetto operato. Secondo l’organizzazione, la polizia turca avrebbe fatto un uso eccessivo della forza, utilizzando gas lacrimogeni contro manifestanti pacifici in uno spazio ridotto. Un comportamento fortemente repressivo che viola il benessere fisico della popolazione e la libertà di protesta democratica dei cittadini.

In un comunicato il direttore per l’Europa di Amnesty John Dalhuisen, riferisce che “l’uso della violenza da parte della polizia a questi livelli appare volto a negare il diritto di protesta pacifica e a scoraggiare altre persone dal parteciparvi“. Amnesty International ha chiesto un’inchiesta sul comportamento della polizia a Gezi Park. Nel frattempo, il capo dell’opposizione, il socialdemocratico Kemal Kilicdaroglu ha richiesto al premier Erdogan di ordinare “l’immediato ritiro” delle forze di polizia che circondano i manifestanti nel parco. “Non mettete la polizia contro il popolo. Questa gente sta difendendo la sua città” ha dichiarato Kilicdaroglu.

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