Secondo la classifica annuale di Reporters sans frontieres (l’organizzazine per la libertà di informazione), rispetto al 2016 l’Italia ha fatto un balzo in avanti passando dal 77esimo posto al 52esimo. Un miglioramento che non ha impedito però di porre l’accento sui problemi ancora esistenti nella libertà di stampa. Uno tra questi, a detta del Reporters sans frontieres è dato dalle intimidazioni verbali o fisiche, dalle minacce dalle pressioni di gruppi mafiosi etc… Tra i problemi indicati è risultato anche l’effetto di alcuni responsabili politici che sono soliti rendere nota l’identità dei giornalisti che non approvano o che, in qualche modo, gli hanno dato fastidio. Tra questi è stato citato Beppe Grillo.

Il rapporto infatti cita testualmente: “Il livello di violenze contro i reporter (intimidazioni verbali o fisiche, provocazioni e minacce) è molto preoccupante, mentre alcuni responsabili politici come Beppe Grillo del movimento 5 Stelle, non esitano a comunicare pubblicamente l’identità dei giornalisti che gli danno fastidio. I giornalisti subiscono pressioni da parte dei politici e optano sempre più per l’autocensura: un nuovo testo di legge fa pesare su chi diffama politici, magistrati o funzionari, pene che vanno da 6 a 9 anni di carcere.

Un rapporto che ha sollevato un polverone portando Grillo a replicare di non sapere di essere addirittura la causa del problema della libertà di stampa in Italia. “Mi ha aperto gli occhi” ha infatti dichiarato il comico sul suo blog con chiaro intento ironico “la colpa è mia.

Il rapporto continua assumendo che la libertà di stampa non è mai stata così minacciata. La situazione è definita difficile e addirittura in diversi paesi tra cui Cina, India, Russia, gran parte del Medio Oriente, l’Asia centrale, l’America centrale e due terzi dell’Africa. Il paese nella situazione peggiore, considerata nera, è la Corea del Nord.

Fonti: Immagine presa da notizie.it