Scuola, più ore per i professori: è rivolta, sciopero generale il 24 novembre

Sciopero generale della scuola: Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda sono sul piede di guerra dopo aver letto la norma contenuta nel disegno di legge sulla Stabilità varato dal governo che prevede l’aumento delle ore settimanali per i professori a stipendio invariato. Lo stop alle lezioni è stato programmato dai sindacati per il prossimo 24 novembre.

“A decorrere dal 1° settembre 2013 -recita la normativa in questione- l’orario di servizio del personale docente della scuola primaria e secondaria di primo e di secondo grado, incluso quello di sostegno, è di 24 ore settimanali…Nelle sei ore eccedenti l’orario di cattedra il personale docente non di sostegno della scuola secondaria titolare su posto comune è utilizzato per la copertura di spezzoni orario disponibili nell’istituzione scolastica di titolarità e per l’attribuzione di supplenze temporanee per tutte le classi di concorso per cui abbia titolo nonché per posti di sostegno, purché in possesso del relativo diploma di specializzazione”.

Una novità che scuote i sindacati con la Uil scuola che parla di un allontanamento dall’Europa, dove i professori della scuola superiore già lavorano meno delle 18 ore attuali dei prof italiani. Secondo i sindacati innalzare a 24 le ore di lezioni porterebbe alla cancellazione di circa 30mila supplenze e all’aumento oltre l’attuale 25% del lavoro che gli insegnanti si portano a casa. Senza considerare le difficoltà che si avrebbero nello stilare gli orari delle lezioni che potrebbero portare alcuni professori a restare a scuola anche 30 ore a settimana, prendendo in considerazione le ore di pausa tra una lezione e l’altra.

Nel mirino c’è soprattutto il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo: “Il ministro chiede un confronto sulla scuola del futuro, ma per farlo servono interlocutori credibili e affidabili, e lui in questo momento non lo è – il commento di Franscesco Scrima della Cisl scuola -.  Troppa superficialità nel proporre provvedimenti che spacciano per riorganizzazione e flessibilità un altro taglio alle risorse della scuola, un taglio che ci costerà un miliardo di euro, perché a tanto equivale la perdita di altri 30mila posti di lavoro”.

Va giù duro anche Mimmo Pataleo della Flc Cigl: “Ormai è evidente a tutti che questo governo per difendere le banche e la speculazione finanziaria, affossa i diritti dei lavoratori e lo stato sociale. Vogliono privatizzare il sistema d’istruzione e la ricerca pubblica ritenuti un lusso che il Paese non può permettersi“.

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