Continua l’allarme allergie andando a toccare la fascia dei più piccoli che sempre di più si dimostrano allergici al latte vaccino. Un problema sentito e che interessa circa il 2,5% della popolazione infantile. In Italia, infatti, si stima che il numero di soggetti allergici interessi un numero di bambini che va da i 3.500 ai 12.000 l’anno. Un dato preoccupante che, a detta del responsabile di Allergologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Alessandro Fiocchi, va prontamente diagnosticato e curato.

Il parere degli esperti è che la diagnosi deve essere effettuata in modo tradizionale, ovvero attraverso il dosaggio delle IgE specifiche, il test cutaneo e quello da carico, gli unici che a loro avviso sono in grado di rilevare un’allergia al latte.

Una volta individuato il problema, va scelto con cura un sostituto in grado di garantire i giusti nutrienti ai bambini. Su questo si sta ancora lavorando e gli alimenti prescelti variano da paese a paese. In gran parte del monto, ad esempio, il sostituto ideale è il latte di soia, mentre in Arabia si usa il latte di Cammella.

In Italia, al momento, si utilizza l’idrosilato di riso. Ma ci sono diversi studi in corso, non ultimo quello finanziato dalla Regione Toscana ed in corso dal 2015 che sta valutando il latte d’asina di razza amiantina per i bambini allergici alle proteine del latte. I primi risultati hanno evidenziato che il latte d’asina, che è stato distribuito gratuitamente alle famiglie con bambini allergici, è nutrizionalmente parlando molto simile a quello materno fata eccezione per il contenuto di grassi che, per lo studio, è stato sostituito dall’olio d’oliva. Oltre ad essere gradito dai più piccoli grazie al suo sapore dolce, sembra anche ben tollerato dall’organismo. Al momento, infatti, circa il 90% dei bambini allergici hanno risposto positivamente al suo inserimento nella dieta.