Siria nel caos, Assad forse in fuga a Mosca

    La situazione in Siria sta precipitando verso uno scenario di tracollo del sanguinario regime di Bashir Assad. Da ore su Twitter s’inseguono le voci secondo cui il dittatore sarebbe scappato da Damasco e starebbe riparando verso la Russia, alleato storico del Paese. I media stranieri non confermano né smentiscono, perché non ci sarebbe alcuna fonte ufficiale o ufficiosa che possa dare segnali in questa direzione o in un’altra. Tuttavia, il fatto che dal regime non siano ancora arrivati segnali per sottolineare la presenza del presidente nella capitale la dice molto lunga sul collasso del regime.

    Sempre sul social network si comunica che i ribelli sarebbero già alle porte della capitale, mentre un quotidiano egiziano “Al-Masri al-Youm” fornisce un’altra notizia, che aggiunge confusione su confusione. Non sarebbe Assad in fuga, bensì la moglie Asma, verso Mosca.

    Quale che sia la realtà, possiamo affermare con certezza che la situazione si starebbe evolvendo nel senso di un rafforzamento delle forze di opposizione e di un indebolimento delle istituzioni ufficiali. E ieri si sono registrati intorno a Damasco (roccaforte di Assad) duri combattimenti tra l’esercito e i ribelli, nella giornata considerata la più dura dall’inizio delle proteste lo scorso marzo 2011. Nei sobborghi della capitale si sarebbero registrate almeno 66 vittime, di cui 26 civili, e pare che l’esercito abbia riconquistato pezzi di periferia che erano stati occupati dai ribelli, pur senza individuare il posizionamento del libero esercito siriano.

    Critiche ai ribelli giungono dal capo dell’Osservatorio della Lega Araba, Rami Abdul Rahman, che si è detto dispiaciuto per il fatto che l’opposizione non collabori con la Lega, rifiutandosi di fornirle informazioni necessarie per stilare un dossier da presentare all’Onu.

    Tuttavia, lo stesso Rahman ha aggiunto che il prossimo 5 febbraio la Lega Araba deciderà se restare ancora nel Paese o cessare la missione di monitoraggio, sperando che sia Mosca che Pechino smettano di sostenere il regime di Assad.

    A questo punto, dovremmo seriamente sperare che la notizia twittata sia quella corretta, perché implicherebbe un quasi immediato cessate il fuoco, mentre se Assad fosse ancora in Siria, le prossime ore sarebbero caratterizzate da una escalation tremenda di violenze, nel tentativo ultimo del regime di soffocare la rivolta.

     

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