Smettere di fumare in tre semplici mosse

Nessuna femme fatale celata dietro il fumo della sigaretta, come nei lontani anni ’30, ma l’attuale consapevolezza che questo vizio, in maniera progressiva, è causa di molti dei mali “moderni”.

Superato lo stereotipo del fascino offerto dall’atto del fumare e acquisite le conoscenze in merito agli effetti deleteri per l’organismo, possiamo sentenziare che, nonostante gli studi dimostrino il peggioramento del funzionamento del sistema muco-cicliare, l’aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa in seguito all’immissione in circolo delle catecolamine causata dalla nicotina, l’uomo fumatore-tipo continua a cedere a questa tentazione.

Ricerche scientifiche sviluppate analiticamente dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dimostrano che le sigarette sono la cagione del 20% delle morti nei Paesi sviluppati, oltre ad essere l’origine del 90-95% dei tumori polmonari, l’80-85% delle bronchiti croniche ed enfisema polmonare, il 20-25% degli malanni cardiovascolari.
La forza di volontà deve essere la prima componente fondamentale per smettere di fumare; sono tre, infatti, le mosse per intraprendere questo percorso in salita.

Il primo movimento strategico individuale è riscontrabile nella ricerca di termini positivi dalla quale attingere, cioè pensare al risparmio in termini monetari, all’ottimizzazione delle proprie energie e all’avere meno rughe, cellulite e denti gialli.
Il secondo step è quello di smontare le “abitudini della sigaretta” e i suoi consequenziali rituali nella quotidianità. La sigaretta dopo il caffè non è obbligatoria.
E in ultima istanza la forte convinzione di poter riuscire a raggiungere l’obiettivo.

Se questi consigli non riescono ad essere credenziali fondamentali per la redenzione dal vizio del fumo, ma si vuole ad tutti costi riuscire nell’impresa contro il tabagismo, oggi è possibile usare la stimolazione celebrale magnetica.
Questa novità in campo scientifico proviene da uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Università Ben-Gurion del Negev (Israele) coordinati dal prof. Abraham Zangen.

La ricerca è basata su 115 partecipanti, tutti fumatori che avevano provato a smettere per almeno due volte, senza successo alcuno, e che, a loro volta, sono stati suddivisi in tre gruppo d’analisi.
Il trattamento durato tre settimane ha visto i soggetti sottoporsi ad una stimolazione magnetica transcranica ad alta o bassa frequenza. Questo processo è stato in grado di ridurre il desiderio di nicotina poiché il cervello è stato stimolato specificamente nelle regioni associabili alla smania di droghe, dove è stato possibile modificare il potenziale della dipendenza in maniera diretta.

In conclusione lo studio ha dimostrato che, dopo 13 trattamenti, gli appartenenti al gruppo alta frequenza hanno ottenuto il miglior risultato, il 44% di questi ha smesso di fumare senza ricadere nel vizio del fumo in un successivo momento della propria vita.

Le risoluzioni complete e gli approfondimenti della ricerca sono stati presentati a “Neuroscience 2013”, il meeting annuale della Society for Neuroscience a San Diego.
Sono ancora molti i punti che destano curiosità e titubanza per gli esperti del settore. Alcuni non sono ancora completamente d’accordo sulle modalità d’analisi di questa ricerca.
Il tempo ed ulteriori analisi daranno la “giusta” risposta così come è stato per l’avvento della sigaretta elettronica.

Di una cosa siamo certi, la predisposizione a smettere di fumare è insita nella forza di volontà dell’uomo. Smettere non è facile ma con costanza, caparbietà e razionalizzazione dell’impulsività abitudinale, si può.

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