Il caso del bambino di Ancona, morto per via di un otite curata esclusivamente per mezzo dell’omeopatia è diventato un vero e proprio caso, scatenando l’ennesima caccia alle streghe contro le medicine alternative.

A tal proposito SIOMI (Società Italiana Omeopatia e Medicina Integrata) e la SMB (Società Medica Bioterapica) hanno deciso di dire la loro attraverso una nota nella quale dopo aver espresso il loro cordoglio verso i familiari del bambino hanno precisato alcuni aspetti dell’omeopatia che, oggi più che mai, sembrano essere stati mal interpretati da chi ha preferito lasciarsi guidare dalla paura e dal classico sentito dire.

Nella nota, le due società hanno spiegato: “La medicina è una ed una soltanto. Essa si avvale in primis, di un’accurata visita clinica, quindi di mezzi diagnostici dai quali scaturiscono le terapie opportune. In accordo con il Codice di deontologia medica, nessun medico deve far mancare al suo paziente la terapia migliore per ciascun caso clinico. La medicina integrata professa la ricerca della terapia migliore per ciascun paziente, senza pregiudizi e nemmeno preconcetti; sia essa farmacologia sia omeopatica o entrambe, nei casi in cui l’una o l’altra non siano da sole sufficienti ad avere ragione della malattia”.

La nota è poi continuata ribadendo che i bambini dovrebbero essere sempre seguiti da un pediatra e, nel caso dell’omeopatia, da un pediatra esperto anche in questa materia. “Nessun medico può permettersi di ergere l’omeopatia a cura esclusiva di una situazione di saluta, per giunta acuta come quella del piccolo. Non si può tuttavia scambiare un caso, di possibile, malpractice della medicina con la medicina. Altrimenti per ogni evento avverso che ogni giorno si registra in chirurgia o in medicina si dovrebbe applicare la stessa regola. Lo scopo della medicina integrata è la salute e la guarigione del paziente”.

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