Sondaggi elettorali: i 5 Stelle continuano a perdere pezzi, il Pd rimonta

luigi di maio

Queste sono settimane particolarmente concitate per il Movimento 5 Stelle, che si sta ritrovando a dover affrontare una battaglia con la Lega a colpi di consensi. I sondaggi delle ultime settimane danno i pentastellati in continuo calo, mentre a guadagnare terreno è inaspettatamente il Partito Democratico, che con l’elezione a segretario di Nicola Zingaretti sembra aver trovato l’energia di cui aveva bisogno.

L’ultimo sondaggio realizzato da Demos per Repubblica mette ancora una volta in chiaro il crollo di consensi per il Movimento 5 Stelle, certo, ma più in generale per i leader che fanno parte della maggioranza di governo. La battuta d’arresto più grossa riguarda però Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, ma andiamo con ordine.

Allo stato attuale il primo partito per intenzioni di voto è la Lega, forte di un 34,4% di consensi. Il M5S se ne sta nettamente dietro con il 23,2% e quindi con dieci punti percentuali letteralmente bruciati nel giro di un anno. Il Pd invece sta guadagnando diversi decimali rispetto alle ultime elezioni, con una forchetta di voti che si aggira tra il 19% e il 20%. In leggera ripresa anche Forza Italia al 9,6%, mentre Fratelli d’Italia, Liberi e Uguali e +Europa viaggiano rispettivamente attorno al 4,2%, 2,6% e 2,5%.

Per quanto riguarda i leader, il consenso più alto continua ad averlo Matteo Salvini con il 59%. Dietro di lui, a un passo, c’è Giuseppe Conte, col 58%. Segue in terza posizione Emma Bonino (al 46%) e in quarta il nuovo segretario dem Nicola Zingaretti (al 44%). Come dicevamo, il calo di consensi più evidente riguarda i pentastellati, con Luigi Di Maio che crolla dal 50% di gennaio all’attuale 42% e con Alessandro Di Battista che scende dal 38% al 29%.

In ogni caso il governo continua a tenere piuttosto alto il livello di consensi sul suo operato: misure come Quota 100, la legittima difesa e la legge anticorruzione vengono salutate positivamente dagli italiani, mentre la riforma più criticata resta quella del reddito di cittadinanza.

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