Spagna ancora in crisi e la Germania non corre

    Un duro colpo, per chi auspica un’uscita dalla crisi, in particolare di quei Paesi che più di ogni altro, rischiano di trascinare in un clima di forte tensione speculativa tutto il vecchio continente.

    Se la ripresa arranca un pò dappertutto, con tassi di crescita reali, inferiori alle già prudenti attese, in Spagna, Paese, tra i più colpiti dalla recessione globale, che ha subito il declassamento del proprio rating degli organismi di valutazione internazionale, la crisi sembra addirittura non sia finita.

    A settembre, dato ultimo, la produzione industriale spagnola ha registrato un calo dell’1,4%, su base annua. Le attese erano persino di un rialzo.

    Il dato preoccupa, alla luce del forte incremento del deficit fiscale che la Spagna ha, dal 2008 in poi.

    Una stagnazione prolungata, o persino una ulteriore fase recessiva del PIL, porterebbe il Paese in una situazione di forte tensione, con tentativi di agguati speculativi sui suoi titoli, e il rischio di una nuova Grecia, di dimensioni ben più gravi, dati i suoi 40 milioni di abitanti.

    Preoccupa, inoltre, il fatto che la locomotiva tedesca sembra avere rallentato la propria corsa, con un calo del 4% a settembre degli ordinativi, ad opera, soprattutto, di un calo della domanda estera.

    Questo ultimo dato, in particolare, suscita qualche perplessità, dopo che in questi mesi, la Germania è stata presa ad esempio per la sua produttività e il boom del suo export. Suggerisce, in realtà, che i destini dei Paesi, soprattutto dell’area euro, oggi più che mai sono intersecati. Se Madrid piange, Berlino non ride!

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