Spagna e Portogallo tremano e sentono il fiato sul collo

    Sono davvero momenti drammatici quelli che stanno vivendo i due Paesi iberici, in queste settimane.

    La crisi irlandese, il declassamento del suo debito prima, delle sue banche poi, gli aiuti necessari a salvare il Paese dalla bancarotta sono tutti elementi che stanno creando tensioni e pressioni su quegli stati che vengono considerati a rischio dai mercati, in parte per la tendenza del loro indebitamento (che non è così allarmante, in verità), in buona parte per le finanze private molto compromesse e degradate.

    E’ noto come la Spagna, infatti, abbia vissuto un vero boom economico, negli ultimi venti anni, sostenuto in parte dal forte indebitamento del settore privato (vedasi settore immobiliare), che in un momento di grave crisi economica ha mostrato molti suoi limiti. L’Italia, ad esempio, ha un altissimo debito pubblico, ma grazie a un deficit, tutto sommato, sotto controllo (5,3% nel 2010) e a un basso livello di indebitamento di famiglie e imprese, il nostro sistema-Paese presenta ai mercati forti garanzie, in termini di risparmio necessario al finanziamento del debito pubblico, nonchè patrimoniale in genere.

    Certo, sarebbe difficile spiegare, in termini economici, come il Regno Unito, con un deficit all’11% e un forte indebitamento del settore privato non sia colpito da eguale minaccia speculativa e di declassamento del rating. Vero è che il premier Cameron sta affrontando la crisi con tagli alle spese notevoli e dolorose; ma il dubbio rimane.

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