Suicidio Misilmeri, morto il bambino ferito dal padre poliziotto

Non ce l’ha fatta: è morto il bambino di sette anni colpito alla testa dal padre poliziotto con un colpo di pistola nella casa di Misilmeri, alle porte di Palermo. Troppo gravi le ferite riportate, inutile il delicato intervento chirurgico a cui lo avevano sottoposto i medici venerdì, dopo aver precisato che anche in caso di sopravvivenza, il piccolo avrebbe riportato gravissime conseguenze neurologiche.

Nella notte è stata dichiarata la morte cerebrale del figlio di Ivan Irrera, l’agente della squadra Mobile di Palermo, che nella notte tra giovedì e venerdì sarebbe entrato con la pistola nella stanza del figlio e lo avrebbe sparato alla fronte, prima di rivolgere la pistola contro la propria tempia e togliersi la vita.

Una tragedia che non ha ancora un perché e forse non lo avrà mai: Ivan, sposato e con un’altra figlia di 14 anni, aveva avuto qualche anno fa gravi problemi economici, avendo perso in borsa circa sessantamila euro. Proprio per migliorare la situazione, il poliziotto aveva venduto il suo appartamento per trasferirsi nella casa dei genitori: potrebbero essere state le difficoltà economiche a spingere l’agente a compiere il folle gesto, anche se i suoi familiari non credono a questa ricostruzione.

Parenti e amici stretti sostengono, infatti, che Ivan Irrera era riuscito a superare i problemi economici e che tutto possa essere nato da un incidente: l’ipotesi è che l’agente della squadra mobile di Palermo abbia colpito involontariamente il figlio, forse mentre puliva la pistola, e per i sensi di colpa si sia poi tolto la vita. Solo una possibile ricostruzione che non spegne il dolore della famiglia, con una donna che deve fare i conti con la perdita di marito e figlio: toccherà a lei decidere se donare gli organi del piccolo, una decisione che potrebbe servire a evitare altro dolore, ma che non permetterà a una madre e una moglie di darsi pace per una tragedia che non ha perché.

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