Svizzera al voto per il referendum anti immigrati

Si vota domenica in Svizzera. Un referendum per chiedere che venga stabilito un tetto massimo al numero di immigrati e frontalieri che lavorano nel Paese e che vengano quindi rivisti gli accordi stabiliti con l’Ue.

Scegliendo come simbolo della campagna un grande albero nero che stritola tra le sue radici la Svizzera, il taglio della comunicazione a favore del ridimensionamento dell’immigrazione è molto aggressivo. A promuovere il referendum è il partito populista Unione Democratica di Centro (Udc), partito nazionalista e anti Unione europea, noto per le posizioni xenofobe. Gli immigrati, con particolare riferimento ai frontalieri italiani, vengono accusati praticamente di tutto, dal caro affitto ai treni affollati, al traffico nelle strade, oltre al fatto di essere un peso per l’assistenza sociale e soprattutto di togliere il lavoro agli autoctoni accettando stipendi più bassi.
Per colpa degli immigrati la nostra disoccupazione è aumentata, i treni sono sovraffollati, c’è troppa criminalità. Questa situazione non è più sostenibile. Basta con l’immigrazione di massa: bisogna reintrodurre le quote“, dicono. E i sondaggi, in questo momento, sembrano essere molto incerti sull’esito del voto.

Il governo elvetico e la maggioranza del Parlamento sono chiaramente contrari all’iniziativa, così come le varie associazioni delle imprese svizzere. “Un lavoro su tre dipende da questo rapporto (dagli accordi commerciali con l’UE) e un terzo di ogni franco svizzero delle esportazioni viene guadagnato in Europa“, ha comunicato il mese scorso l’equivalente di Confindustria in Svizzera. Mentre proprio l’esecutivo scrive in un comunicato che “la denuncia dell’Accordo di libera circolazione delle persone con l’Ue annullerebbe entro sei mesi anche gli altri accordi dei bilaterali. Le imprese svizzere faticherebbero a reclutare i lavoratori necessari e incorrerebbero in nuovi ostacoli nell’esportare le loro merci sul mercato europeo“.

A difesa dei lavoratori italiani in Svizzera si è schierato anche Roberto Maroni, definendo fuori luogo le regole restrittive che chiede di attuare l’Udc e lanciandosi in dichiarazioni originali rispetto a quelle che ha poi messo in pratica nelle sue leggi da Ministro dell’Interno. “La Svizzera non può considerare i lavoratori lombardi come dei topi. Sono dei lavoratori che operano oltre confine, hanno una dignità che va rispettata. Si tratta di persone che svolgono la loro professione, rendendo un servizio alla società ticinese. Senza questi lavoratori, di là non so cosa potrebbe accadere“.

Un’altra occasione che dimostra come, in realtà, non ci sia nessun “noi” e nessun “loro” che si contrappongono, ma che tutti siamo “loro” e tutti chiediamo le stesse cose. Lavoro, dignità, rispetto.

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