Il programma del premier Matteo Renzi ha una nuova data di scadenza: luglio. Al Consiglio dei Ministri di ieri, il Presidente del Consiglio ha finalmente chiarito le sua intenzioni su riduzione del cuneo fiscale, risanamento dei debiti della Pubblica Amministrazione, Jobs Act, edilizia scolastica e casa: uno per uno, il premier ha affrontato a modo suo ogni argomento. «Cento giorni di lotta molto dura, per cambiare ad aprile la pubblica amministrazione, a maggio il fisco e a giugno la giustizia».

Quello che tutti gli italiani aspettavano con ansia era quella riguardante la riforma fiscale: taglio dell’Irap del 10 percento con il passaggio della tassazione sulle rendite finanziarie dal 26 al 20 percento. Insieme all’Irap, Renzi ha annunciato di tagliare del 10 percento anche il costo dell’energia per le imprese.

Nuovo capitolo giovani e lavoro: 1,7 miliardi per garantire a chi ha appena finito di studiare un lavoro o la prosecuzione degli studi. La svolta più attesa, però, sono i 1.000 euro in più all’anno per chi al mese ne guadagna 1.500. Un taglio al cuneo fiscale con cui i lavoratori conteranno 80 euro in più al mese sulla busta paga.

Ancora, credito d’imposta per i giovani ricercatori, 500 milioni di fondi per le imprese sociali, semplificazione del lavoro con lo snellimento dei contratti a termine, tutela delle donne in maternità e rivoluzione del codice del lavoro. Tutto spiegato nelle slide messe a disposizione dal premier.

Soddisfazione dal segretario della Cgil Susanna Camusso, che ha giudicato «molto positiva la scelta di intervenire subito sulla riduzione della tassazione per il lavoro dipendente” e si è felicitata per la scelta di «intervenire anche sulla parte di coloro che avendo un reddito fino a 8 mila euro di solito non rientrano mai in questi provvedimenti e di avere fatto riferimento non solo al lavoro dipendente ma anche agli assimilati, quindi alle forme di lavoro precario».

L’errore di Renzi però è sempre lo stesso: pochi numeri concreti. Da dove prenderà i soldi per questa rivoluzione? Dalla spending review, dal calo dello spread e da quelli che si ritaglieranno da interessi minori sul debito, ha risposto Renzi ai giornalisti. «Interveniamo con 7 miliardi della spending review, sul margine sul tre percento, sullo sblocco del pagamento dei debiti della Pa per motivi che riguardano i governi precedenti e il governo attuale. Basta fare due più due» spiega infatti il premier. Per i primi risultati visibili, Renzi ha chiesto di aspettare «15 giorni al massimo».

Eppure sono numeri che ancora non convincono i suoi detrattori. Certo, questi ultimi potranno essere contenti almeno di un’affermazione del Presidente del Consiglio: «se non riesco a superare il bicameralismo perfetto considero chiusa la mia esperienza politica». Renzi infatti punta ancora sull’abolizione del Senato e sui vantaggi che ne deriverebbero tra snellimento del processo legislativo e risparmi sul numero di parlamentari.

Via anche a 100 auto blu, che verranno messe all’asta dal 26 marzo al 16 aprile (anche se comunque ne resterebbero ancora ben 1.400). Infine, il premier ha annunciato il pagamento di 68 miliardi di debito della pubblica amministrazione, a fronte dei 22 già pagati. Insieme ai finanziamenti per l’edilizia scolastica e per il piano casa, è un programma ambizioso.
Del resto, Renzi stesso ha dato prova di essere un leader ambizioso: che la svolta annunciata sia un contentino agli italiani pur di arrivare alle europee o che serva davvero a risollevare l’economia di questo Paese, solo il tempo potrà dirlo: non resta che «aspettare il 27 maggio santommasianamente».

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