Taglio dei tribunali minori: avvocati in protesta

Obiezione vostro onore. Quante volte si è sentita utilizzare questa espressione in film e telefilm americani da avvocati affascinanti o avvocatesse sexy. Adesso è diventato lo slogan degli avvocati “incazzati” italiani. Entra, infatti, oggi in vigore la riforma che prevede il taglio di 1000 sedi giudiziarie tra tribunali, sedi distaccate, procure e uffici del giudice di pace. La misura, contenuta nei decreti legislativi 155 e 156 del settembre 2012, viene applicata dopo il definitivo via libera ottenuto dalla Corte Costituzionale.

Immaginabili ed inevitabili le proteste derivanti da questa riforma. Al centro gli avvocati di tutta Italia, che, con l’introduzione della mediazione obbligatoria e dell’imposizione del POS per i pagamenti, si sentono presi di mira dal recidivo Ministro Cancellieri, che da parte sua ha dichiarato a più riprese che la riforma deve andare avanti. L’Oua, Organismo Unitario dell’Avvocatura, ha affermato che il provvedimento porterà al caos la macchina giudiziaria, che mette a rischio decine di migliaia di cause e che non produrrà alcun risparmio. Adesione totale, in tutti i Tribunali italiani, all’astensione di cinque giorni (sino al 20 settembre) proclamata dall’Unione Camere Penali italiane dal momento che le chiusure determineranno un inevitabile arretramento dello Stato sul territorio.

Tanti gli striscioni apposti presso le sedi soppresse, a ricordare come la giustizia non dimori più lì. Tanti i messaggi sui social network da parte di avvocati, che si scambiano ricordi, impressioni a testimoniaza della nostalgia di cui soffriranno per non potersi più aggirare in quei luoghi, divenuti una seconda casa ormai. Tante le foto postate che mostrano aule vuote, parcheggi deserti laddove solo qualche giorno prima c’era una cacofonia di voci, di tacchi di avvocatesse trafilate, di commi e decreti urlati da qualche avvocato alterato. Quindi, non solo disagi alla base della protesta, ma anche la negazione di abitudini, conoscenze, di quella routine, che, senza nasconderci, è alla base di ogni lavoro.

A Sala Consilina, in provincia di Salerno, il caso più allarmante. Dopo essersi cosparso di benzina, ha tentato di darsi fuoco minacciando di riprovarci se entro 24 ore il ministro Cancellieri non darà una risposta positiva alle richieste dei manifestanti. Quando hanno visto portare via i fascicoli, hanno inziato a cantare l’inno di Mameli.
A Sulmona l’ordine forense ha occupato il tribunale. Da lunedì gli avvocati inizieranno lo sciopero della fame.
In Calabria a Rossano, (Cosenza) è stata bloccata la via d’ingresso al Palazzo di giustizia. Nella piazza davanti al tribunale sono state parcheggiate delle auto per evitare il passaggio di mezzi. .
A Camerino i dipendenti della ditta incaricata per il trasloco si sono trovati davanti una catena umana. Solo l’intervento di vigili urbani e carabinieri ha permesso ai facchini di riprendere il loro lavoro.
In Sicilia almeno 140 persone sono state denunciate per le proteste contro la soppressione dei Tribunali di Nicosia (Enna) e Mistretta (Messina) per aver bloccato nlla stazione di Capo D’Orlando il treno Messina-Palermo e in quella di Tusa il Palermo Messina.
A Potenza amministratori e consiglieri regionali insieme ai rappresentanti degli avvocati. hanno protestato contro la chiusura del tribunale di Melfi. I promotori hanno spiegato che l’iniziativa continuerà fino a quando non arriverà una risposta dal ministro della Giustizia.

E poi ci sono le vittime silenziose della riforma. Tanti bar, attività commerciali, rischiano di chiudere insieme ai tribunali. La mattina erano affollati da avvocati, giudici e clienti che decidevano di cominciare con cappuccino e brioche la loro giornata lavorativa. Un dramma nel dramma, con l’aggravante, è proprio il caso di dire, che le loro sedi non potranno essere distaccate, ma solo, molto probabilmente, chiuse, a differenza di tanti casi, invece, che restano aperti per anni e anni a causa delle lungaggini processuali di una giustizia lenta nel processare, ma non nel traslocare. Paradossi italiani.

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