Telelavoro: cento aziende di Milano sperimentano lo Smart Working

Ieri, a Milano, si è svolta la giornata del telelavoro, definito più correttamente Smart working, ovvero «lavoro agile». Diecimila lavoratori milanesi non sono andati in ufficio e non si sono seduti davanti alla loro scrivania, ma hanno svolto le loro otto ore comodamente seduti davanti al PC di casa.

L’iniziativa è stata promossa dal Comune, da Sda Bocconi School of Management, da numerosi sindacati lombardi e dall’Unione Confcommercio Milano Lodi Monza e Brianza. Hanno aderito un centinaio di aziende (Coca Cola, Zeta service, Banca Popolare di Milano, Allianz, Politecnico, Barclays Bank, Ubisoft, Target Italia, Arkadin, Wow, Degw, L22, Mondelez International, 3 Italia), oltre al Comune di Milano. La giornata è stata un esperimento per verificare l’ipotesi formulata dall’Osservatorio di Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano.

È stato calcolato un risparmio annuale per le aziende di 37 miliardi di euro: ventisette derivanti da una maggiore produttività e dieci per la riduzione dei costi fissi di gestione. “Le imprese risparmierebbero in termini di gestione degli uffici con la condivisione di alcune scrivanie, ma anche di buoni pasto e rimborsi per gli spostamenti. Senza doversi assumere l’onere di attrezzare nelle case dei dipendenti postazioni ad hoc con computer, poiché tutti oramai ne possiedono uno», spiega Adele Mapelli di Sda Bocconi.

Sarebbe inoltre garantito un vantaggio per i lavoratori, che non solo diminuirebbero i costi di spostamento pari a oltre 550 euro l’anno, ma anche lo stress per il raggiungimento dell’ufficio.

Dopo la giornata di ieri molti lavoratori si sono detti soddisfatti, e vedono in questa nuova modalità di lavoro un’opportunità per la loro crescita: il 68% ha dichiarato di aver lavorato con maggior profitto grazie alla più elevata autonomia decisionale a cui è stato costretto. Inoltre il 62% degli aderenti ha detto di aver terminato più velocemente i propri compiti. Questi primi risultati sono supportati dai numeri dati da Regus, fornitore globale di spazi di lavoro flessibile, che mostrano come in Italia, attualmente, il 51% dei dirigenti che lavorano in remoto per almeno metà della settimana abbia generato per l’azienda un maggior profitto.

Dato confermato da Alessandra Stasi, che si occupa delle risorse umane in Barilla, una della prime ad aver utilizzato questa modalità di lavoro: “Le persone hanno riportato un aumento di produttività, intorno al 70%, derivante dal recupero di tempi morti. Pensiamo solo ai trasferimenti casa-lavoro e le pause, che nel caso dello Smart Working si riducono”.

Il cambiamento è, dunque, possibile. Infatti, il 29 gennaio è stata depositata la proposta di legge che regolamenta lo Smart Working, denominata “Norme finalizzate alla promozione di forme flessibili e semplificate di telelavoro”, valida per i CCNL (contratti collettivi di lavoro di qualsiasi livello), che prevede le seguenti disposizioni:

La prestazione è di lavoro subordinato e si svolge fuori dall’azienda fino al 50% dell’orario annuale, salvo diverso accordo. Può essere a tempo indeterminato o a termine (massimo per due anni) con possibilità di rinnovo. Il trattamento economico non può essere inferiore a quello previsto per gli altri lavoratori subordinati, a parità di mansioni: in termini di scatti di carriera, aumenti in busta paga, formazione, diritti sindacali, incentivi fiscali e premi di produzione“.

Ora, quindi, non rimane che attendere l’attuazione nelle aziende, per dare una scossa al mercato del lavoro.

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