Ucciso dissidente a Cuba, ecco le riforme di Castro

    Un dissidente cubano, il quarantaseienne Juan Wilfredo Osto, membro del partito di opposizione al regime comunista dei fratelli Castro, Coalicion Central Opositora, è stato ucciso il 5 maggio scorso in seguito alle botte ricevute dalla polizia per le sue proteste a Santa Clara, una delle città più importanti dell’isola. In questi giorni, infatti, 134 oppositori sono in sciopero della fame per protesta contro il regime e la polizia pare che ci stia andando giù molto pesante, come la Commissione cubana per i diritti umani ha confermato. Pare che proprio dopo l’annuncio delle riforme, le repressioni contro gli oppositori si siano intensificate e diventate più brutali, come conferma l’assassinio del dissidente di Santa Clara, così come la carcerazione di un’altra oppositrice al regime di L’Avana che nei giorni scorsi vi avevamo documentato. Una delle ragioni dell’intensificarsi della repressione contro gli oppositori sarebbe dettata anche dal fatto che l’opinione pubblica mondiale, in questi giorni, è distolta dalle notizie ben più clamorose dell’uccisione di Osama bin Laden e il regime di Raoul Castro (sotto l’ombra di Fidel) ne approfitterebbe per fare “pulizia” interna.

    Sta di fatto che solo tre settimane fa, il VI Congresso del Partito Comunista di Cuba aveva confermato in pompa magna di essere incline ad aperture verso l’economia di mercato e a una sorta di riavvicinamento tra le istituzioni e l’apparato di partito da un lato e la popolazione dall’altro.

    Aperture, già allora, non prese in considerazione seriamente dagli oppositori, esuli all’estero. Non è la prima volta che il brutale regime di Castro annunci aperture al mondo per darsi un volto umano nelle fasi di maggiore difficoltà. Come dimenticare l’accoglienza di Fidel Castro a Cuba, riservata a Papa Giovanni Paolo II nel 1998, che aveva fatto sperare in un cambio di rotta del regime, con il riconoscimento della libertà religiosa sull’isola.

    Fidel Castro sfruttò il credito del Vaticano per rilanciare la sua immagine di capo di stato illuminato davanti alle cancellerie dell’Occidente, in un periodo di isolamento crescente a livello internazionale, seguito alla caduta dell’URSS, e a una crisi evidente con il venire meno degli aiuti sovietici.

    Dopo quella visita nulla cambiò a Cuba, i dissidenti continuarono a essere perseguitati e nessuna libertà di alcun tipo fu concessa al popolo cubano. Anche oggi, come allora, si mostra una buona volontà, che nasconde una ferocia ben maggiore.

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