Ultras Lazio detenuti: il caso diventa internazionale

Continua, tra le polemiche che si allargano a macchia d’olio, la reiterata detenzione di 22 italiani appartenenti agli Ultras Lazio presso i commissariati di polizia a Varsavia.

Facciamo due passi indietro: il match d’andata, disputato a Roma aveva fatto registrare diversi incidenti, soprattutto tra ultras polacchi e le forze dell’ordine italiane. Giovedì scorso, ai margini della partita di ritorno tra Legia Varsavia e Lazio, è toccato ai biancocelesti essere protagonisti di 2 giorni di assoluta caccia all’uomo e di totale tensione.
Il risultato di queste tensioni ha portato al fermo iniziale di 150 tifosi laziali, trasportati dopo diverse ore nei vari commissariati di polizia presenti a Varsavia e dintorni. Fin qui i fatti accertati, tutto ciò che è realmente accaduto dopo è oggetto di versioni contrastanti che rischiano di far nascere un vero e proprio caso diplomatico tra Italia e Polonia.

Un aspetto da cui partire sono senz’altro le dichiarazioni dei 128 tifosi rientrati in Italia in questi giorni. Le testimonianze raccolte lasciano trasparire uno scenario surreale in cui i nostri connazionali, riunitisi per andare insieme allo stadio, sono stati letteralmente provocati dalle forze dell’ordine durante il percorso che avrebbe dovuto portarli alla Pepsi Arena.
Una volta ammanettati in massa è iniziato l’incubo della detenzione ed anche qui le versioni, tutte abbastanza concordanti, ci raccontano di una situazione incredibile: nessuna possibilità di stare in cella con un connazionale, nessun traduttore, condizioni igieniche precarie, pane e acqua e processi sommari in cui si chiedeva di firmare fogli scritti in polacco per ammettere le proprie colpe senza la presenza di un avvocato difensore. Al di là delle presunte colpe un atteggiamento inaccettabile per un paese facente parte dell’Unione Europea.

La replica da parte delle autorità non si è fatta attendere ed è arrivata in giornata proprio per bocca del capo della polizia polacca, Marek Dzialoszynski che si è così espresso:”La polizia ha dovuto reagire in modo fermo agli ‘pseudo tifosi italiani’ prima di Legia-Lazio e la risposta è stata adeguata alla situazione“.

In questo autentico polverone non poteva non mancare la presenza dei politici italiani, accusati fino a qualche giorno fa di una colpevole assenza, ma che oggi sembrano far a gara per difendere i diritti dei propri connazionali o..elettori.
Il ministro degli esteri, Emma Bonino , ha dichiarato che molti particolari vanno chiariti ed è a stretto contatto con il ministro degli esteri polacco che peraltro ha smentito ogni accusa di abuso di potere da parte dalla polizia di Varsavia.

L’auspicio è che questa situazione di stallo possa comunque sbloccarsi nei prossimi giorni, anche in seguito alla già programmata visita in Polonia da parte del primo ministro Enrico Letta, che avrà così l’occasione per poter far chiarezza su questo intrigo e magari riportare a casa i nostri connazionali, partiti per vedere una partita di calcio e lontani dalle famiglie da una settimana con poche possibilità di contatti.
In attesa che la politica faccia il suo dovere si è prontamente mobilitata la Curva Nord della Lazio che insieme ai giocatori biancocelesti ha infatti condotto una raccolta fondi per poter pagare la cauzione ai 22 tifosi ancora bloccati.

I colpevoli, se ce ne sono, è giusto che paghino le loro sciocchezze e i reati commessi, ma tutto questo deve necessariamente avvenire secondo le condizioni basilari e nel rispetto dei diritti di ogni detenuto, dopo un normale processo, con delle normali prove di colpevolezza.
Rimane il dubbio che davvero 150 persone possano avere messo a ferro e fuoco la capitale polacca, meritando tutto quello che fin ora è capitato. Peraltro la Polonia vive un momento davvero particolare, di forte protesta e tensione tra frange estremiste e polizia, tensione che è scoppiata l’11 Novembre durante l’Indipendece Day e che poco è stata riportata dai media.

Far chiarezza su questa situazione deve essere una priorità delle società di calcio e di tutte le autorità competenti. Problematiche come questa non devono più ripetersi per poter garantire al calcio di oggi quel minimo di credibilità e passione che rischiano davvero di svanire ogni giorno che passa..

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