Un fiume in piena contro la politica collusa e la camorra

Non si ferma l’ondata di protesta contro la politica e le collusioni con la camorra. Migliaia di cittadini ancora una volta in piazza hanno dimostrato di voler tenere il fiato sul collo a chi ha ridotto il sud Italia in un cumulo di scorie tossiche.

Così come lo scorso 26 ottobre, quando la gente scese per le strade per gridare stop al biocidio, anche ieri i napoletani hanno manifestato la propria rabbia e la propria voglia di vivere. La manifestazione, denominata #fiumeinpiena, aveva la finalità di riunire i vari affluenti, cioè i vari comitati spontaneamente nati in tutta la Campania, per generare una piena, un’ondata con la quale travolgere politica collusa, imprenditoria corrotta e camorra.

Neanche la pioggia ha fermato le persone, anzi don Maurizio Patriciello ha spesso scherzato col cantante Nino D’Angelo, suo compagno di marcia, sul clima avverso: “Iddio avrà pensato che il fiume in piena doveva venire dall’alto”. Tanta la gente in strada, 100 mila persone circa, con impermeabili e ombrelli, che hanno dato una bellissima nota di colore al corteo. Quei colori sono diventati il simbolo della speranza di un popolo, che non vuole morire. Numerose anche le associazioni ed i vari comitati che hanno partecipato, non solo campani, ma anche provenienti dal centro e dal sud Italia, perché quello della Terra dei Fuochi è un problema che riguarda tutta la nostra Nazione e non è solo una questione territoriale. I gonfaloni dei Comuni, anche quello di Napoli, così come da accordi, hanno sfilato nelle retrovie.

Il corteo, partito da Piazza Mancini, è giunto a Piazza del Plebiscito verso le 18, dove gli organizzatori della manifestazione #fiumeinpiena rimarranno accampati in attesa di essere ascoltati dalle istituzioni. Dopo quanto accaduto durante le precedenti emergenze rifiuti, che sono state, per così dire, risolte con soluzioni più dannose del problema stesso, stavolta si vuole mantenere costante il livello di attenzione sull’operato della politica. Basta, dicono i comitati, con politiche acefale e ingannevoli, che hanno causato solo danni e gravi sprechi di denaro pubblico: dai termovalorizzatori per bruciare ecoballe inceneribili a leggi speciali, come quella che ha imposto in Campania, unica Regione in Italia, la provincializzazione del ciclo dei rifiuti. Un ciclo basato sullo sversamento in discarica, essenzialmente, e quindi è oggi ancora da capire dove il legislatore nazionale prevedeva che, su un territorio densamente popolato come quello in provincia di Napoli, si potessero aprire nuove discariche.

Ora, tutti chiedono le bonifiche e la mappatura dei territori inquinati. Ed è proprio pensando alle bonifiche, al fatto che arriveranno milioni di euro che sorgono alcuni dubbi. Per anni, tutti sapevano che la Campania era inquinata e mai nessuno ha parlato. Perché farlo adesso che stanno per arrivare i soldi delle bonifiche? Perchè solo adesso togliere il segreto di stato alle dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone? I cittadini campani dovrebbero forse preoccuparsi che anche dietro le bonifiche potrebbero esserci logiche affaristiche e criminali per la spartizione del bottino? I primi segnali sembrano andare in questa direzione con nuovi incarichi per le bonifiche affidate alla Sogesid spa, oggetto di varie inchieste giornaliste, tra cui quella più recente dell’Espresso, che ha accertato come negli anni si sia specializzata nel dar vita a progetti tanto costosi quanto irrealizzabili, dunque una vera e propria macchina mangia soldi.

Non solo hanno lasciato che la gente morisse, non solo hanno permesso che tutti si cibassero di cibi tossici, ma sembrano capaci anche di “spartirsi la tunica come fecero i centurioni con Cristo”. Una vergogna senza fine, ma la gente ha aperto gli occhi e un altro scempio non si ripeterà.

[Credits immagine: Luigi Iacopo De Blasi & Diego Barone Lumaga]

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