Un sorteggio che non fa paura, ma ci fa stare all’erta

Partiamo da un presupposto: noi siamo l’Italia, la seconda nazionale più vincente della storia. Questo non va dimenticato, nonostante i due Mondiali vinti nell’anteguerra, in circostanze ancora tutte da verificare (non lo dite alla buonanima di mio nonno, mi diceva sempre che Vittorio Pozzo è stato il miglior allenatore di tutti i tempi). A memoria non ricordo un sorteggio davvero complicato dal 1978 quando pescammo (e battemmo) i padroni di casa dell’Argentina. Eppure, nonostante tutto, quello fu un grande Mondiale. Lo perdemmo in una sciagurata semifinale con l’Olanda ma molti ricordano che quella nazionale era ancora più forte di quella che trionfò in Spagna nell’82.

Gli ultimi disastrosi Mondiali, quelli del Sudafrica e di Nelson Mandela, ci avevano regalato un sorteggio facilissimo, si disse. Il Paraguay e la Slovacchia non facevano paura, la Nuova Zelanda faceva addirittura ridere. Tornammo a casa con due punti e le facce rosse di vergogna. Fummo molto fortunati anche nel ’94 in America quando ci ritrovammo in un girone molto equilibrato ma senza un vero avversario. Eire, Messico e Norvegia ci complicarono la vita fino all’ultimo minuto dell’ultima partita. Per la cronaca, finì con tutte le squadre a 4 punti e l’Italia qualificata come migliore terza.

Non che andò molto meglio nei vittoriosi Mondiali ’82. Zero vittorie e molte contestazioni con Perù, Polonia e Camerun. Solo nel girone successivo la squadra si trasformò, e guarda caso c’erano Argentina e Brasile ad aspettarci. Ci davano per morti, per vittima sacrificale davanti a Maradona, Passerella, Socrates e Zico. Invece esplose Paolo Rossi. Il resto della storia la conoscete tutti.

Nel 1990, a casa nostra, furono Austria, Usa e Cecoslovacchia (si chiamavano ancora così) a fare da vittime sacrificali a quella che doveva essere la marcia trionfale degli azzurri verso la finale di Roma. Poi ci pensò Caniggia a far piangere l’Italia e mezzo San Paolo di Napoli. L’altra metà, raccontano i libri di storia del calcio, tifava per Maradona.

E che dire dell’edizione francese? Era il 1998. Il Cile ci rese la vita più difficile del previsto. Era un pomeriggio ventoso a Bordeaux, e solo quel genio di Roberto Baggio riuscì ad evitare una clamorosa sconfitta. Scavetto a cercare la mano dell’avversario in bambola. Rigore e pareggio dell’Italia. Uscimmo per mano della Francia e dei soliti rigori. Ancora ricordo quel “tanto così” di Pizzul sul fendente di Baggio che poteva cambiare la storia di quel Mondiale.

Questo sorteggio, con tutto il rispetto per Inghilterra, Uruguay (campione del Sudamerica e grande spauracchio dei padroni di casa), e Costarica mi fa stare all’erta non mi fa paura. Siamo l’Italia e da sempre ci esaltiamo nelle difficoltà, davanti ad avversari di rispetto. Nel nostro girone, il D, ci sono 7 mondiali vinti, mica poco. Gli uruguagi ci metteranno la garra, il Costarica l’entusiasmo, gli inglesi tutta la frustrazione delle occasioni perdute in passato. Noi li aspettiamo al varco, ci sarà da divertirsi dalla prima partita e meno male.

Comunque sarà un grande Mondiale, ne sono sicuro. Non fosse altro per la pressione che il Brasile avrà addosso. La Confederation Cup non inganni. La coppa del mondo è un’altra cosa e i padroni di casa, soprattutto quando indossano una maglia verde e oro devono vincere. Il 1950, nonostante siano passati quasi 70 anni, brucia ancora. Se dovessi scommettere 2 euro, li scommetterei sull’Argentina. Messi, prima o poi, dovrà essere decisivo anche con la sua nazionale. Quella che, i numeri parlano chiaro, non vince nulla da 20 lunghissimi anni. Quale migliore occasione di un Mondiale a casa del nemico?

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