In una lettera ai partiti la ricetta Renzi per l’Italia

Il segretario del Pd, Matteo Renzi, ha deciso di cominciare il nuovo anno, lanciando la sua sfida, in particolare al M5S, sotto forma di proposte di riforma elettorale. Come aveva chiesto ai partiti il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, bisogna fare bene, ma bisogna fare anche presto, perché l’Italia non può più attendere. Il disagio sociale emerso dalle lettere lette dal Capo dello Stato nel suo discorso di fine anno necessita di risposte immediate e il primo a darle è stato il neo segretario del Pd.

Fedele al proposito di non farsi dettare l’agenda, ma di essere lui a farlo, ha lanciato da Twitter con una delle sue e-news sul tavolo un patto istituzionale, che si basa su un tris di proposte: legge elettorale, fine del bicameralismo e riforma del titolo V.

Sulla legge elettorale rinunciamo a formulare la nostra proposta, ma offriamo tre diversi modelli alle forze politiche che siedono insieme a noi in Parlamento: quelli della legge elettorale spagnola, della legge Mattarella rivisitata e del doppio turno di coalizione dei sindaci“.

La prima prevede la divisione del territorio in 118 piccole circoscrizioni con attribuzione alla lista vincente di un premio di maggioranza del 15% (92 seggi). Ciascuna circoscrizione elegge un minimo di quattro e un massimo di cinque deputati con soglia di sbarramento al 5%. La seconda prevede 475 collegi uninominali e assegnazione del 25% dei collegi restanti attraverso l’attribuzione di un premio di maggioranza del 15% e di un diritto di tribuna pari al 10% del totale dei collegi, mentre la terza prevede un modello del doppio turno di coalizione dei sindaci. In sostanza, chi vince prende il 60% dei seggi e i restanti sono divisi proporzionalmente tra i perdenti. In questo caso, è possibile sia un sistema con liste corte bloccate, con preferenze, o con collegi con soglia di sbarramento al 5%.

Alla e-news di Renzi è seguita una reazione molto stizzita del M5S. Su Twitter il docente di filosofia del diritto, Paolo Becchi, boccia l’iniziativa.

Sul sito del movimento l’attacco a Renzi è ancor più duro: “Matteo Renzi, il leader telecomandato, continua ripetere a pappagallo le storielle che gli suggeriscono i suoi ignoranti mentalisti che nulla sanno né del Pd né del Movimento 5 Stelle”.
Infine nel tardo pomeriggio arriva a mezzo sms l’ordine al silenzio sull’argomento ai deputati grillini. È Federico D’Incà, nuovo capogruppo M5S alla Camera dei deputati, a lanciarlo via telefonino: “Non cedere alle provocazioni di Renzi su media, le risposte verranno date dai capogruppo M5S nelle sedi opportune. Grazie. F. D’Incà“.

Nessuna valutazione sulle tre ipotesi di riforma elettorale è stata poi prospettata nella lettera, successiva alla sua comunicazione via Twitter, che Renzi ha inviato a tutti i partiti. “Sono convinto, ci auguriamo, che il Pd possa vincere con tutte e tre le proposte di riforma elettorale suggerite ai partiti – ha detto in seguito Renzi in una conferenza stampa a Firenze – Ma vinci se hai proposte e idee credibili per gli italiani. Nelle simulazioni il Pd vede in alcuni casi una proposta per lui migliore. Ma in questo momento noi superiamo la logica della ‘mia preferita’, della ‘nostra preferita’. Tutti noi avremmo una proposta che preferiamo, ma oggi diamo un contributo per superare l’incartamento“.

Renzi continua a lanciare messaggi di dialogo a tutte le forze politiche, anche con Beppe Grillo, a partire dalla stop al bicameralismo con l’abolizione del Senato e la sua trasformazione in camera delle autonomie: “Con la trasformazione del Senato in Camera delle autonomie locali si può risparmiare un miliardo di euro. Se i senatori Cinque Stelle sono d’accordo lo facciamo domani. Se Grillo rifiutasse dovrei pensare che non riesce a convincere i suoi senatori a firmare una legge che serve a cancellare le loro 60 poltrone“. Renzi ha chiesto al Presidente dei Senatori del PD, Luigi Zanda, di incontrare i senatori il prossimo 14 gennaio per parlarsi in faccia, senza troppi giri di parole, circa la necessaria trasformazione del Senato in Camera delle Autonomie e quindi la cancellazione di incarichi elettivi e retribuiti in Senato.

Discorso simile quello relativo alla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha od oggetto Regioni, Province e Comuni. Tredici articoli della Costituzione che il neo segretario del Pd vuole che vengano profondamente rivisti non solo per una questione legata a risparmi per la spesa pubblica, ma anche per rendere questi enti in grado di rispondere meglio alle mutate esigenze locali.

Nel patto di coalizione il Pd chiederà che ci sia un capitolo Diritti civili con le modifiche alla Bossi Fini, le unioni civili per persone dello stesso sesso, la legge sulla cooperazione internazionale, i provvedimenti per le famiglie e una disciplina più efficace delle adozioni. Tempi di realizzo molto brevi, secondo Renzi. “La deadline è quella che ha la Camera, che sta affrontando questa riforma e che deve andare in Commissione Affari Istituzionali con un testo da presentare alla fine di gennaio e poi andare in aula la prima settimana di febbraio: spero si possano rispettare questi tempi“. Così il segretario del Pd e sindaco di Firenze ha chiarito a margine della conferenza stampa per presentare gli eventi culturali per il 2014 del capoluogo toscano. “Se si vuole – ha concluso Renzi – e c’è la volontà politica, in un mese si chiude“.

Il Nuovo centro destra di Alfano si è detto disponibile, Berlusconi è sembrato interessato, Scelta Civica applaude, così come il ministro Mauro, fuoriuscito con la sua Nave Popolare dalla lista di Monti.

Un innovatore Renzi, anche dal punto della comunicazione. Tra il commento del direttore del Sole24h Ferruccio de Bortoli e la replica di Renzi intercorrono solo 9 minuti. Come hanno fatto notare su Twitter, cose mai viste prima.

Per Renzi le riforme non si fanno da soli, come la moda di oggi di farsi da soli le foto con il telefonino: la riforma selfie non esiste. Quando si fanno le riforme, bisogna ascoltare gli altri partiti. Poi se qualcuno non ci vuol stare, senza troppi giri di parole, se ne assume la responsabilità dinanzi agli italiani.

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