Uno spiraglio per gli affetti da sclerosi multipla

    E’ stato dato il via alla sperimentazione per una delle malattie più difficile da combattere: la sclerosi multipla. A Ferrara, nell’ospedale di Sant’Anna, saranno avviate su circa 500 pazienti affetti da insufficienza venosa cerebro-spinale cronica (Ccsvi) – che a quanto pare potrebbe generare la sclerosi multipla – dei processi che porteranno ad interventi di cosiddetta “liberazione”, ossia liberare le vene del torace e della testa che sono ostruite, tramite appunto un trattamento chirurgico.

    In tanti si sono battuti per avviare tale sperimentazione, dai malati a molti medici, arrivando a discuterne anche, con non poche polemiche, al programma televisivo “Le Iene”.

    Il professor Paolo Zamboni, il ricercatore ferrarese che ha avviato gli studi superando con audacia anche l’ultimo ostacolo delle liberatoria per avviare la sperimentazione sull’uomo, aveva già partecipato alle fasi iniziali di un altro progetto simile promosso dall’Aism-Fism, sempre riguardante la Ccsvi, ma con uso più limitato. Lo stesso professore poi però si è tirato indietro in quanto non persisterebbero tutte le condizioni per rendere efficace tale approccio.

    La ricerca di Zamboni vuole dimostrare – ai medici e specialisti che tuttora lo contrastano, soprattutto i neurologi – che esisterebbe un legame tra Ccsvi e sclerosi multipla.

    Gli affetti da questa malattia sperano in una risoluzione positiva di tale sperimentazione e così noi tutti.

    Intanto al professore è stato assegnato anche il premio Stampa con la seguente motivazione: “per il lungo e qualificato impegno che, attraverso studi e ricerche scientifiche di assoluto livello, ha portato all’individuazione di una possibile causa della sclerosi multipla”.

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