”Do ut des”, a L’Aquila tangenti per la ricostruzione post terremoto

Do ut des, già il nome dell’operazione spiega cosa sia emerso dalle indagini della polizia a L’Aquila. Si tratta di un fitto sistema di scambi, in denaro e non, tra ex assessori, ex consiglieri addetti alla ricostruzione e una ditta in cerca di appalti.

I fatti su cui hanno indagato oltre quaranta agenti della Polizia di Stato risalgono al periodo che va dal settembre 2009 (appena cinque mesi dopo il terremoto del 6 aprile, 309 vittime e una città rasa al suolo) al luglio 2011 ed implicherebbero la partecipazione di nomi importanti e conosciuti alla cittadinanza, come il vicesindaco dell’Aquila Roberto Riga, indagato, e gli ex assessori Pierluigi Tancredi e Vladimiro Placidi, agli arresti domiciliari.

Il dirigente della mobile dell’Aquila e vicequestore aggiunto Maurilio Grasso l’ha definito un modus operandi: una fitta rete di corruzione, sulla quale per mesi hanno viaggiato tangenti dal valore di oltre 500.000 euro e altri “regali” come i M.A.P., acronimo che indica i moduli abitativi provvisori. Merce altamente richiesta in un capoluogo dove, in una sola notte, hanno perso casa oltre 64.000 cittadini.

Tutto è emerso con i lavori di messa in sicurezza di palazzo Carli, ai tempi sede del Rettorato dell’Università dell’Aquila. Lo storico palazzo fu la causa di un contenzioso tra due associazioni incaricate della sua messa in sicurezza: l’aquilana Silva Costruzioni e la Steda Spa, piombata sul capoluogo abruzzese da Rossano Veneto. Le due associazioni si sarebbero unite per un periodo in Associazione Temporanea di Imprese (ATI), per garantire le operazioni sullo stabile. Nel frattempo, sono nati tutti i presupposti per far partire l’indagine.

Così è venuto fuori come Daniele Lago, 40enne imprenditore di Bassano del Grappa ed amministratore delegato della Steda, abbia fatto indebite pressioni per aggiudicarsi l’appalto dei puntellamenti. A subire queste pressioni sarebbe stato Vladimiro Placidi, all’epoca assessore comunale alla ricostruzione dei beni culturali, che dalla Steda avrebbe accettato 73.000 euro.
Sulla carta la somma risulta come pagamento per una consulenza tra l’impresa e la Proges, società di cui fa parte lo stesso ex assessore. Gli inquirenti invece non ne sono affatto convinti.

A sistemare la contabilità dei lavori a palazzo Carli avrebbe provveduto Mario Di Gregorio, ex dirigente del settore emergenza sisma del Comune e dirigente a incarico del settore ricostruzione pubblica; Di Gregorio sarebbe stato aiutato dal progettista Fabrizio Menestò e da Lago stesso, nel 2011. La polizia sta indagando inoltre sull’anomala cessione di credito effettuata dalla Steda alla Banca Popolare di Verona, cessione di circa 1,2 milioni di euro.

Di qui in poi, la vicenda si è dipanata seguendo una traccia sempre più compromettente per sempre più persone: sono infatti risultati immischiati nei giri di Lago anche Pierluigi Tancredi, all’epoca dei fatti consigliere comunale di opposizione (Pdl) ed attualmente dirigente dell’Asl numero 1; e Pasqualino Macera, responsabile per il Centro Italia di Mercatone Uno SpA, che avrebbe ricevuto 60.000 euro. Anche in questo caso, la somma è stata fatta passare come destinata a forniture e M.A.P.

Non finisce qui: sempre secondo il suddetto accordo, sarebbero stati consegnati a Tancredi cinque moduli abitativi provvisori, ancora da assemblare, che l’ex consigliere comunale avrebbe poi rivenduto per un totale di 200.000 euro. Maurizio Dionisio, avvocato di Tancredi -in carcere a sua volta- replica all’accusa spiegando che la vicenda “rientra nel novero della professione di mediatore immobiliare che Tancredi svolge dopo essere stato autorizzato dall’Azienda sanitaria locale della provincia dell’Aquila, ente nel quale presta servizio“.

A far da mediatrice dei traffici illeciti, Daniela Sibilla, dipendente e collaboratrice del consorzio dei beni culturali della provincia di L’Aquila. Sibilla avrebbe fondato la società Dama Consulting in cui, passando per semplici consulenze, venivano gestite e fatte girare le tangenti.

Ma non sono usciti indenni dall’inchiesta neanche i sindaci di alcuni comuni all’interno del cratere sismico, come Barisciano, Fagnano e Pizzoli, dove l’amministrazione si impegnava a far passare sotto silenzio le contestazioni formali per il ritardo dei lavori di alcune ditte che, in questo modo, avrebbero potuto scampare dal pagamento delle penali previste.

Il nome più sconvolgente comunque è quello di Roberto Riga, vicesindaco dell’Aquila. Riga infatti avrebbe garantito a Lago ed alla sua Steda l’appalto per il puntellamento dell’aggregato “Alto.ma.c.”, affacciato sul Corso Vittorio Emanuele (la strada principale del centro storico, ancora ingabbiata da migliaia di travi in ferro e legno), il tutto per 30.000 euro. Altri 10.000 euro sarebbero toccati a Tancredi, come compenso per aver fatto da tramite. Eppure, almeno in questo caso i lavori alla fine non furono affidati alla Steda.

Oltre allo scandalo per il fatto in sé, avverto purtroppo la spiacevole impressione che tutto questo avrà ulteriori conseguenze negative sul processo di ricostruzione” ha dichiarato Stefania Pezzopane, senatrice del Partito Democratico ed ex assessore comunale. “Questa mattina anche qui in Senato, tra le persone che mi chiedevano spiegazioni, serpeggiava la delusione per quello che viene percepito come una sorta di senso di tradimento nazionale. Mi chiedono ‘ma davvero con i soldi della ricostruzione si fanno queste cose? Anche in Abruzzo? A L’Aquila?’. Mi rammarica inoltre che questa ennesima vicenda appanni l’enorme lavoro, onesto e rigoroso, di centinaia di ottimi amministratori e imprenditori. Temo che sarà sempre più difficile ottenere consenso alle nostre richieste di risorse e di attenzione nazionale, se si dà spazio a vicende e comportamenti illegali“.

Nel frattempo, in città monta la rabbia. Nessuno si stupisce del fatto che gli sciacalli continuassero ad essere presenti all’interno del cratere, ma gli aquilani non sono disposti a credere che non se ne sapesse nulla neanche all’interno delle istituzioni. “È un fulmine a ciel sereno, mi sento tradito” dichiara invece il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.

Ieri sera, fuori dalla sede del Comune dell’Aquila si è elevato un solo grido: “Dimissioni!“.
Era infatti stato indetto un vertice di maggioranza da Cialente, per fare chiarezza sull’accaduto. In contemporanea, decine di aquilani si sono radunati in un sit-in davanti alla sede comunale, lasciando panettoni con su la scritta “Sciacalli, prodotto locale AQ“. Sono quasi cinque anni infatti che nel centro storico dell’Aquila non si vedono altro che puntellamenti. Scoprire che neanche quelli sono puliti è l’ennesimo schiaffo per chi non ne poteva più già da prima.

[Foto credits: Giovanni Farello]

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