Vanishing on 7th Street – Recensione

    Presentato al 28° Torino Film Festival, “Vanishing on 7th Street“, diretto dal talentuoso Brad Anderson, autore di “Session 9” e “L’uomo senza sonno“, sarebbe potuto essere un ottimo prodotto sia per la storia, originale nel suo inquietante incipit, sia per il geniale utilizzo della sala cinematografica ad inizio film, come spettrale location per la sparizione dell’umanità, invece a parte qualche buona trovata registica e narrativa, questo horror di chiaro stampo apocalittico non è riuscito pienamente a lasciare segni tangibili nella mente e nell’animo degli spettatori.

    Da menzionare la lodevole fotografia di Uta Briesewitz, gli evidenti rimandi a pellicole come “Boogeyman“, “Ai confini della realtà“, “L’ultimo uomo della Terra” e “E venne il giorno“, e l’ispirazione di tutta la vicenda che risale al 1586, quando nella Colonia di Roanoke più di cento persone scomparvero nel nulla senza lasciare traccia.

    Gli attori Hayden Christensen (Luke), Thandie Newton (Rosemary), John Leguizamo (Paul) e Jacob Latimore (James), il più giovane del gruppo, hanno fatto del loro meglio confermando comunque una discreta recitazione, nonostante il fatto che il film con il passare del tempo, perdesse mordente risultando fin troppo prevedibile. Eppure la trama di “Vanishing on 7th Street” è davvero interessante…

    Cosa fareste se un giorno di una data non ben definita, foste rimasti gli unici esseri umani sulla faccia della Terra? Il panico vi assalirebbe? Credo di sì e probabilmente cerchereste di comportarvi come i personaggi del film, che capiscono che la loro unica speranza di salvezza è data dalla luce rimasta, il bene che con tutte le sue forze si oppone al male, rappresentato da entità oscure, ombre fameliche che al calar del buio hanno un solo ed unico desiderio: quello di ghermire le restanti prede portandosele via.

    I quattro sopravvissuti combattono con qualcosa che non si può toccare, e proprio per questo ancora più imprevedibile e spaventoso. Rifugiandosi infine dentro il “Sonny’s Bar“, all’apparenza il posto più sicuro della città, una Detroit ormai irriconoscibile, i nostri disperati eroi inizieranno a domandarsi perché sono stati momentaneamente risparmiati, dove sono finite le altre persone, perché le giornate si sono accorciate così velocemente, e come riusciranno a trovare la via d’uscita che consentirà loro di salvarsi.

    Luke e compagni però devono agire in fretta, il luogo scelto per proteggere le loro vite non potrà difenderli ancora per molto, dal momento che i generatori all’interno del bar stanno per esaurire le proprie scorte di energia elettrica. La notte eterna è ormai imminente e la resa dei conti sarà implacabile, anche se forse una flebile speranza caratterizzata dalla presenza di due bambini può lasciare intuire una rinascita, ma tutto ciò non ci è dato sapere perché il film termina prima del previsto, sottoponendoci ulteriormente a nuovi interrogativi su un finale che non vedremo mai.

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