Virginia Tech presenta la batteria a zucchero

Lo zucchero, principale combustibile del corpo umano, è ora diventato la linfa vitale delle batterie. Nei laboratori della Virginia Tech, polo universitario di bio-tecnologie applicate, un gruppo di scienziati coordinati dal dottor Y.H. Persival Zhang ha creato il primo esemplare di batteria “a zucchero”.

Il sistema di alimentazione della bio-pila utilizza il principio del metabolismo delle cellule viventi: la sintesi dell’energia avviene attraverso le reazioni chimiche delle molecole di glucosio, fruttosio, saccarosio e destrosio «È stato costruito un percorso di sintesi enzimatica artificiale che utilizza tutte le potenzialità energetiche dello zucchero per generare elettricità all’interno di una fuel cell» spiega il dottor Zhang. «Gli enzimi sostituiscono il costoso platino, attivandosi grazie agli atomi di carbonio contenuti nel “combustibile dello zucchero”, ovvero la maltodestrina, un carboidrato composto da unità di glucosio e ottenuto dall’idrolisi dell’amido».

Lo studio di un bio-accumulatore a zucchero era iniziato nel 2007, ma con scarsi risultati di potenza. La Virginia Tech, invece, è riuscita a sintetizzare e sfruttare un’energia senza precedenti: una potenza pari a 596 Ah per chilo di zucchero, ovvero una carica superiore alla media delle batterie attualmente in commercio. «Diversamente dalle celle a combustibile d’idrogeno e quelle a metanolo» afferma il dottor Zhang, «la soluzione zuccherina non è né esplosiva né infiammabile». La batteria a zucchero, inoltre, non ha alcun impatto sull’ambiente. Il sistema è potente e ecosostenibile, poiché gli enzimi e i combustibili utilizzati per costruire il dispositivo sono biodegradabili al 100%.

La batteria a zucchero è ancora chiusa nei laboratori della Virginia Tech. I ricercatori stanno facendo gli ultimi test per esaminare la sua effettiva durata garantita e la stabilità delle reazione chimiche, così da avere la massima resa. Una volta effettuate queste verifiche «lo zucchero diverrà il perfetto composto per lo stoccaggio d’energia» afferma il dottor Zhang «e certamente le case produttrici dei dispositivi elettronici si contenderanno il bio-accumulatore, poiché garantirà una maggiore autonomia a un costo energetico inferiore di quello attuale».

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