Vitriol, esce in sala il film sulla Napoli esoterica

Città di reliquie che sanguinano e di teschi venerati, di leggendarie figure occulte e di segreti custoditi nelle pieghe buie dei suoi immensi sotterranei. E’ l’altra faccia di Napoli, quella inedita, nascosta e carica di mistero, a fare da sfondo in “Vitriol”, film d’esordio del regista napoletano Francesco Afro De Falco con sceneggiatura di Giovanni Mazzitelli, in uscita giovedì 15 novembre.

Strutturato come un falso documentario (o mockumentary) che intreccia suggestioni storico-esoteriche, atmosfere inquietanti stile The Blair Witch Project e spunti da thriller alla Dan Brown, “Vitriol” è un viaggio nel cuore dell’antica Partenope sulle tracce lasciate dai grandi maestri massonici, capitanati dalla figura del principe alchimista Raimondo di Sangro, tra le figure più discusse della cultura settecentesca.

Sulle relazioni tra la simbologia massonica e l’architettura della Napoli Borbonica indaga la giovane laureanda in architettura Lola Verdis (Roberta Astuti) aiutata dall’amico Davide (Yuri Napoli), grande esperto di cabala, massoneria ed esoterismo. Il ritrovamento di uno strano medaglione nella villa abbandonata di Giustiniano Lebano sarà solo l’inizio di una serie di sensazionali scoperte su un antico ordine esoterico, custode di un segreto che li condurrà nel ventre della città alla ricerca di una civiltà mitica. Tratto da un vero progetto documentaristico mai portato a termine, “Vitriol” è la ricostruzione di una ricerca che mette in luce una Napoli diversa e che al contempo apre una finestra su tematiche poco esplorate al cinema come esoterismo e alchimia, rispolverando miti e teorie dimenticate come quello della terra cava, dell’esistenza di Arcadia, del fiume Sebeto e dell’uovo filosofico. L’avventura di Lola e Davide tra dimore abbandonate, cimiteri e sotterranei, è poi anche un pretesto per far conoscere allo spettatore location d’effetto ma poco note disseminate tra Napoli, Portici e Torre Annunziata, come il Tunnel borbonico, il cimitero di Poggioreale e l’ipogeo della chiesa della Santissima Annunziata. Molti i ciak anche nella provincia, dalla reggia ed il cimitero di Portici a Villa Lebano. Unico cruccio il divieto di girare nella Cappella Sansevero, aggirato con l’escamotage narrativo di un presunto restauro a cui viene sottoposta la statua del Cristo Velato, una tra le opere scultoree più belle al mondo, e qui riprodotta in scala 1:1 dal giovane artista napoletano Luca Nocerino.

Nonostante un budget di partenza striminzito e un cast tecnico-artistico composto da giovani under 30, l’ottimo studio storico-artistico del contesto di ambientazione che c’è dietro e tecniche di ripresa sperimentali, che alternano scene girate con una semplice handycam e riprese documentaristiche reali, rendono “Vitriol” un prodotto qualitativamente interessante. Il finale aperto – quasi da serie tv americana – sembra quasi porsi come il punto di avvio di un percorso sul tema da sviluppare in un sequel o in una miniserie tv.

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