Wenger e i giovani campioni dell’Arsenal, tra addii e nuove scoperte

Da anni ormai il modello per tutte le società che vogliono puntare sui giovani restando competitive è l’Arsenal di Arsene Wenger, ben più dello storico Ajax che dopo aver valorizzato cede ancora in giovane età i propri campioni al miglior offerente e, dovendo competere in un campionato di livello inferiore, può permettersi di ammortizzare la perdita di valore tecnico con i prodotti del suo settore giovanile sempre di grande qualità. Da oltre 15 anni alla guida dei Gunners, Wenger può fregiarsi di aver plasmato da diamanti grezzi campioni affermati del calibro di Viera, Henry (curiosamente “scarti” di Milan e Juventus), Ljungberg, Pires fino ai più recenti, ceduti a peso d’oro ai giganti di Manchester, Nasri e Van Persie.

La ricetta è sicuramente la grande attenzione agli under 21 da ogni parte del mondo, contenuto impatto economico sulle casse del club e fiducia pressochè immediata nel talento di questi ragazzi tanto da catapultarli appena possibile in prima squadra anche in partite importanti. Basti vedere la partita di ieri sera contro il Marsiglia in Champions League, a firmare la doppietta è stato Wilshare, classe ’92, proveniente indovinate da dove? Proprio dal settore giovanile dei gunners.

Dal 2006 ad oggi questo progetto giovani ha portato grande ricchezza alle casse dei londinesi, potendo investire altri fondi per la fondazione di scuole giovanili sparse in tutto il mondo. Infatti per fare qualche numero, nel 2009 sono stati ben 10 i milioni spesi per il miglioramento di tutto il settore giovanile. Denaro che arriva dalle cessione dei ragazzi prodigio, ma anche dal nuovo stadio. Gli incassi del botteghino dell’Emirates Stadium, anche se i lavori sono costati oltre 450 milioni di euro, sono schizzati a 120 milioni a stagione (fonte Deloitte, Football Money League edizione 2009), che equivalgono al 45% del fatturato.

Ogni anno, però, vengono lanciati grandissimi campioni come Fabregas, rivenduto a 40 milioni, Nasri per 30, Van Persie a 28 e Alex Song a 20. Quindi, un progetto di “arricchimento”, piuttosto che un vero e proprio progetto giovani. In quest’ultimo caso, infatti, i calciatori vengono cresciuti per fare la gloria del club, non per riempire le casse. Quindi non resta che immaginare la “fine” di giocatori come Ramsey, 6 gol in premier e 2 in Champions, o proprio del gioiello Wilshare, che stanno godendo il loro momento di gloria in una squadra che guarda tutti dall’alto sia in campionato che in Europa.

Come detto, l’artefice di tutto ciò è Arsene Wenger, che purtroppo non riesce sempre a tenere i suoi talenti, e ogni anno deve lavorare con giocatori nuovi. E’ infatti ritenuto da tutti un maestro per questo tipo di politica; riesce a metterli a proprio agio come nessun altro, in uno schema di gioco dove possono valorizzare tutto il loro talento. E’ ritenuto un grande allenatore, competente, formato e con una grandissima esperienza internazionale, anche se purtroppo, ha vinto pochissimo. E fa un certo effetto sentire ogni anno come le voci su un suo possibile addio o un suo possibile “pensionamento” invadano le pagine dei giornali. Se solo avesse, forse, un po’ più potere decisionale, terrebbe quei giocatori fatti esordire e cresciuti da lui stesso. Ma ha sposato questo progetto più di 15 anni fa, e senza i suoi insegnamenti, le sue scoperte, le sue involuzioni di giocatori usati come terzini ma trasformati in migliori attaccanti del mondo (vedi Henry), oggi, durante le più belle partite di calcio, non avremmo mai detto: “guarda, quel fenomeno è scuola Arsenal, scuola Wenger!”.

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