Whitney Houston: ad ucciderla sono state droghe e alcol

Si inizia a far luce sulle cause della tragica morte di Whitney Houston: secondo il sito di gossip Tmz alcune “fonti famigliari” avrebbero confermato che ad uccidere la cantante sarebbe stato un mix letale di Xanax, altri medicinali su prescrizione e alcol, e non, come inizialmente riportato dai mass media, l’annegamento nella vasca da bagno dove è stato ritrovato il suo corpo.

Secondo il sito, l’ipotesi è stata esclusa durante l’autopsia, a causa della scarsa quantità di acqua ritrovata nei polmoni della cantante, non sufficiente per giustificare l’asfissia. Non avendo rintracciato alcun elemento che faccia pensare ad un suicidio, gli ufficiali della polizia di Beverly Hills hanno concesso il nulla osta al trasporto del corpo della cantante nella sua città natale di Atlanta, in tempo per l’organizzazione del suo funerale.

Ma mentre gli appassionati di musica di tutto il mondo sono ancora scioccati dalla terribile notizia, in queste ore i fan della cantante sono in rivolta per una discutibile operazione di sciacallaggio che sarebbe stata messa in atto dalla casa discografica Sony: secondo quanto denunciato dai fan, il prezzo dell’ultimo greatest hits della Houston, Ultimate Collection, sarebbe stato alzato di alcuni dollari sabato sera, subito dopo la conferma della morte della cantante. La Sony è stata obbligata a rispondere alle critiche domenica pomeriggio, dichiarando che il prezzo del cofanetto era ritenuto già da tempo troppo basso, e che sarebbe stato alzato automaticamente da iTunes a causa della sua popolarità. Ma di fronte ad una spiegazione così poco convincente, i rappresentati della casa discografica sono stati costretti ad ammettere di aver alzato loro il prezzo, anche se hanno assicurato di non averlo fatto per sfruttare la morte della Houston.

La vicenda si è conclusa ieri sera, quando la raccolta è tornata in vendita al prezzo normale, senza alcun aumento. Nonostante le spiegazioni, resta il sospetto di avere assistito ad un altro triste episodio di sfruttamento di una morte celebre, dopo quanto successo in seguito al decesso di Amy Winehouse.

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