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Decreto Sviluppo, proteste per concessione spiagge

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Bruno De Santis

“Le spiagge su cui insistono chioschi e varie strutture turistiche saranno oggetto di diritto di superficie che dura 90 anni”: questo è il passo incriminato del Decreto Sviluppo approvato ieri nel Consiglio dei Ministri, il punto che ha scatenato le polemiche di opposizione e soprattutto ambientalisti che vedono in tale normativa un tentativo di privatizzare le spiagge, come recita un comunicato stampa di Vittorio Cogliati Dezze, presidente nazionale di Legambiente.

LA NORMA – Le disposizioni previste nel Dl Sviluppo presentato ieri in conferenza stampa dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, prevedono in pratica per chi ha già un’attività balneare la concessione del litorale per 90 anni dietro pagamento di un canone, concessione che ci sarà solo se gli imprenditori che la chiederanno saranno in regola con il pagamento di fisco e previdenza. La presentazione del Dl ha subito dato il via alle polemiche, con gli ambientalisti in prima linea:  “La normativa sul diritto di superficie delle spiagge – si legge sul comunicato emesso dal presidente di Legambiente – , in modo totalmente illogico e anacronistico, di fatto privatizza il patrimonio costiero cedendolo a pochi soggetti più ricchi a scapito dell’intera cittadinanza cui viene alienato il diritto di usufruire liberamente del territorio e delle parti più preziose del nostro paesaggio”.  Contrario anche il Partito Democratico che con Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro giudica un bluff dannoso il provvedimento sulle concessioni la cui regolamentazione è sottoposta ad un processo di infrazione da parte della Commissione Europea. E proprio dall’Unione Europea arriva immediata la richiesta di chiarimenti con un portavoce della Commissione che ha espresso sorpresa per un provvedimento che, se confermato, non sarebbe conforme con le regole del mercato unico europeo.

ALTRE NORME – Tremonti si difende dalle proteste negando che ci sia in atto una privatizzazione dei litorali italiani e motiva la scelta con la necessità di garantire, con un periodo di tempo lungo, la possibilità di fare investimenti e creare lavoro.  Ma il Decreto di Sviluppo contiene anche altre norme come il pacchetto di semplificazione fiscale per le imprese, il credito d’imposta per le assunzioni al Sud, la ricerca e la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile e il nuovo piano casa, provvedimenti che vengono giudicati positivamente da Confindustria, che si riserva però una valutazione completa dopo l’approvazione del testo definitivo.  Critiche invece arrivano dalle opposizioni che parlano di Decreto elettorale e ancora da Legambiente che parla di ‘Decreto di sottosviluppo, un regalo senza precedenti a mafiosi, abusivi e speculatori”.

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Bruno De Santis