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Usa-Pakistan, si tenta il disgelo

Published by
Giuseppe Timpone

Il rapporto tra gli USA e il Pakistan non può più forse essere lo stesso dopo il blitz di Abottabad che ha portato all’uccisione di Osama bin Laden. Anzi, forse il Pakistan non troverà l’accoglienza degli anni passati nemmeno in tutti gli altri stati occidentali vicini all’America nella lotta al terrorismo. In questi lunghi dieci anni di guerra al terrore, il rapporto tra l’Occidente e il Pakistan è sempre stato un atto dovuto, perchè lo stato asiatico è molto popoloso, conta circa 140 milioni di abitanti ed è una terra cruciale per i destini dell’islamismo di stampo terroristico. C’è sempre stato il timore che, abbandonando Islamabad al suo destino, il Paese potesse cadere nelle mani di Al Qaida, con conseguenze catastrofiche per la sicurezza dell’intero pianeta. Per questo gli USA e l’Europa, loro malgrado, hanno accettato di sostenere la presidenza discutibile di Musharraf, di fatto un semi-dittatore, che vestiva la divisa militare a conferma di come fosse giunto al potere. Hanno dovuto chiudere gli occhi dinnanzi all’uccisione della candidata alla presidenza del Pakistan, l’ex premier Benazir Bhutto, assassinata durante un comizio elettorale.

Ma tutto ciò era finalizzato all’assicurasi il bene più grande, che era la collaborazione dei pakistani nella lotta contro il terrore. Certo, si è sempre saputo che all’interno del Paese vi fossero forze ostili al governo, di stampo alqaidista, così come sin dal 2001 si disse che bin Laden e il Mullah Omar potessero essersi rifugiati ai confini tra Afghanistan e Pakistan, approfittando della impenetrabile catena montuosa che separa i due stati.

E quelle montagne sono state setacciate palmo a palmo, per quanto possibile, senza esito. Ma se bin Laden fosse stato trovato su quelle alture, forse nessuno avrebbe potuto rimproverare alcunchè a Islamabad; il fatto è che lo sceicco è stato trovato a poca distanza dalla capitale, in un covo non lontano da una scuola militare prestogiosa. Per questo, la diffidenza degli americani e di tutti gli occidentali è molto forte; si mette in dubbio la buona fede del governo pakistano e si chiedono dalla Casa Bianca le dimissioni del capo dei servizi segreti, Pasha, in quanto presunto complice.

Richiesta poi attenuata da Washington, che vuole chiudere ancora una volta un occhio sulle presunte complicità interne agli apparati dello stato, affermando che “Pasha poteva non sapere”. E il governo pakistano, dal canto suo, vuole mettere alla sbarra alti funzionari dei servizi segreti e dei militari per verificare possibili connivenze con Al Qaida. Insomma, ciascuno cerca di fare un passo nella direzione dell’altro. Alla fine, gli USA si terranno la loro diffidenza, il Pakistan l’onta della vergogna di una copertura infame.

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Giuseppe Timpone