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Il crollo di Zapatero e l’epoca del laicismo di stato

Published by
Giuseppe Timpone

Ci si attendeva uno tsunami elettorale la scorsa domenica in Spagna e lo tsunami è puntualmente arrivato, in misura tale, da rispettare i pronostici della vigilia. I socialisti dello Psoe del premier Luis Zapatero sono stati letteralmente spazzati via da un voto di rabbia alle amministrative, che hanno visto il coinvolgimento di quasi tutti gli elettori spagnoli, con quasi 35 milioni di aventi diritto. Mai nessun partito aveva subito una batosta così pesante nella storia del dopo-Franco; mai il Partito Socialista era andato così male dal 1976. Quello che la sinistra spagnola temeva si è realizzato come un incubo: il Partido Popular di Mariano Rajoy li sovrasta di dieci punti percentuali, mentre lo Psoe si è fermato al 27,7% dei voti. I socialisti perdono ovunque, riescono a conservare solo i Paesi Baschi, caratterizzati da spinte separatiste anche di stampo terroristico. Vengono cacciati da tutte le giunte delle tradizionali roccheforti, come Barcellona, Siviglia, La Coruna; ovunque c’è un’avanzata azzurra dei popolari. La sconfitta dei socialisti è così netta che persino il premier parla di batosta attesa. Nel tentativo disperato di recuperare qualche voto, lo Psoe aveva strizzato l’occhio al movimento degli “indignados”, che protesta da giorni contro la politica spagnola a tutti i livelli.

Non solo non è stato raggiunto l’obiettivo, ma lo stesso movimento non ha riconosciuto i socialisti quali interlocutori più credibili di altri, se non altro perchè governano da 7 anni il Paese (da dopo Franco hanno governato quasi ininterrottamente la Spagna) e avrebbero preteso di presentarsi ai giovani indignati con una sorta di patente di verginità politica del tutto grottesca.

Con il crollo di Zapatero, vien giù il modello strampalato che il premier socialista aveva voluto proporre al suo Paese e all’Europa, caratterizzato da un laicismo di stato, estraneo alla cultura cristiana spagnola, nonchè un misto tra diritti a tutti i costi e un vuoto di modello economico, che solo le immagini di qualche matrimonio gay e delle strade sempre festaiole di Barcellona hanno spesso colmato.

Adesso, i socialisti cercano già chi dovrà sostituirlo, mentre i popolari vorrebbero che Zapatero si dimettesse e si procedesse con elezioni anticipate, che il premier ha però respinto.

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Giuseppe Timpone