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Berlusconi prepara il dopo-ballottaggi e rinsalda asse con Bossi

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Giuseppe Timpone

Meno cinque. Tanti sono i giorni che mancano da qui a lunedì, quando si chiuderanno i seggi per il secondo turno di ballottaggio alle elezioni amministrative e si scoprirà chi avrà conquistato la guida di città di peso come Milano e Napoli, rispettivamente la seconda e la terza città più grande  d’Italia. Gli esiti non sono scontati nè in un caso, nè nell’altro, tanto che la partita sarà giocata dalle due coalizioni fino in fondo. Certo, il risultato disastroso della Moratti al primo turno non lascia sperare tantissimo il centro-destra, anche se il premier sta diffondendo un certo ottimismo tra i suoi. Tuttavia, è lo stesso Berlusconi che starebbe prendendo in considerazione lo scenario di una sconfitta a Milano, cercando di evitare che ciò possa avere ripercussioni sulla tenuta del governo. Per questo, ieri in Aula a Montecitorio, per il voto sul cosiddetto “decreto milleproroghe” o “decreto omnibus”, Silvio aveva tutta l’aria di chi ha in testa di governare altri due anni; altro che mollare, altro che passare la mano a qualche delfino; i toni erano quelli di un capo che non vuole rinunciare al suo ruolo.

E’ per questo che, nonostante il livello mediocre di certi dirigenti del suo stesso partito, il Cavaliere starebbe pensando a una sorta di svolta, che egli stesso definisce “rivoluzione del martedì“, cioè del giorno successivo ai ballottaggi. L’obiettivo numero uno è mandare in soffitta il PDL, creando un nuovo soggetto politico, in grado di rappresentare maggiormente tutto il centro-destra italiano, addirittura mettendo dentro persino i centristi e i finiani, come contro-partita di una nuova legge elettorale.

Insomma, Silvio pensa a un nuovo predellino, che dia la scossa al partito e al governo, della cui azione egli non è affatto soddisfatto. Il problema resta Tremonti e la sua politica, che allontana voti dell’elettorato moderato, tanto che il premier starebbe mettendo in atto una sorta di alleanza personale con Bossi, per cercare di tenere con sè la Lega, allontanando il Carroccio dalla tentazione di disarcionare il Cav e mettere al suo posto Tremonti.

E in tutta questa partita rientra un rinsaldamento dell’asse tra Bossi (non la Lega, in generale) e l’ala ex-An di Roma: Gianni Alemanno e Renata Polverini. Non è un mistero che questi ultimi vogliano assumere la leadership del fronte sociale del PDL, per ora saldamente nelle mani di Tremonti.

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Giuseppe Timpone