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Recuperati 150 cadaveri vicino alle coste tunisine

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Andrea Luigi Gaetani

Sono stati recuperati 150 cadaveri di naufraghi morti fra martedì e mercoledì a causa del naufragio di un barcone al largo delle isole di Kerkennah. Le isole di Kerkennah sono un gruppo di isole sulla costa orientale della Tunisia, nel Golfo di Gabès. Ad informare sull’accaduto è stata la Reuters, ma la fonte della notizia sono le Nazioni Unite. Carole Laleve, dirigente dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, ha parlato dell’accaduto: «Fino ad ora 150 corpi di profughi sono stati trovati al largo delle coste di Kerkennah». Ha poi aggiunto che «le operazioni di ricerca continuano», visto che ancora i cadaveri di molti dispersi non sono stati ritrovati in seguito al naufragio. Il barcone pare trasportasse molti profughi libici in fuga dalla guerra ed inoltre risulta che il naufragio sia avvenuto nella notte fra martedì e mercoledi; il barcone era con molta probabilità diretto in Italia.

Le imbarcazioni in difficoltà erano più di una e gli aiuti sono stati inviati tempestivamente per aiutare i barconi più in difficoltà, fra cui uno che era rimasto incagliato nel fondale sabbioso del mare. In totale sulle imbarcazioni naufragrate vi erano 800 immigrati, molti dei quali sono stati salvati e sono in buone condizioni di salute, mentre altri sono stati trasportati in ospedale per ulteriori cure.

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha nuovamente ribadito che è necessaria molta più collaborazione da parte dei paesi europei per accogliere gli immigrati provenienti dal sud del Mediterraneo. Berlusconi ha parlato di questo direttamente al presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, nel corso di un colloquio in seguito alla parata del 2 Giugno.

Da quanto è trapelato dall’incontro fra i due uomini politici, è stato messo in rilievo il fatto che molte delle nazioni europee che dovrebbero aiutare ad accogliere gli immigrati credono che l’accoglienza sia solo volontaria e non obbligatoria. Berlusconi pare abbia parlato anche della Frontex , l’ “Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea”, richiedendo che l’impegno della suddetta agenzia sia più costante ed efficiente.

Sull’accaduto e sulla situazione generale dell’immigrazione si è espresso anche un membro della Cei, monsignor Giancarlo Perego: «Sono persone che fuggono dalla violenza e dalla miseria, vengono dall’Africa e in questo caso anche dall’Asia, e guardano all’Europa con speranza, attendono che promuovendo i corridoi umanitari che sono stati autorevolmente invocati, l’Unione Europea sappia diventare il Paese e lo strumento di una solidarietà effettiva, in modo tale che lo stesso impegno che c’è per dare democrazia si concretizzi anche per aiutare chi è costretto a fuggire».

 

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Andrea Luigi Gaetani