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Turchia e le incognite sul voto di domenica

Published by
Giuseppe Timpone

Il 12 giugno, il popolo turco sarà chiamato ad eleggere i 550 rappresentanti, che dovranno formare il nuovo parlamento. I pronostici dicono tutti Akp di Erdogan, che dovrebbe viaggiare tra il 43% e il 48% dei consensi, ma c’è chi dice che potrebbe sfiorare il 50%. In effetti, nessuno potrebbe raggiungere al momento la stessa popolarità di Recep Tapyyi Erdogan, premier dal 2000, il quale ha condotto la Turchia su un sentiero di crescita, paragonabile solo alla Cina, con una crescita nel 2010 all’8,9%. La classe media turca si è arricchita sotto Erdogan, così come è evidente il maggiore benessere complessivo della popolazione, con un tasso di disoccupazione sceso al 10,7%. E quando Erdogan giunse al potere, il Paese era in uno stato ben diverso, oggetto di una crisi finanziaria che aveva fatto crollare il valore della lira turca. Non si tratta, quindi, di stabilire se Erdogan vincerà, ma se vincerà o stravincerà. In effetti, l’obiettivo del premier è di conquistare la maggioranza dei due terzi dei seggi, che gli consentirebbe di riformare la costituzione in senso semi-presidenziale, dando seguito alla volontà riformatrice dei turchi, che già hanno approvato per referendum, con maggioranza del 58%, il disegno di Erdogan.

Le dimensioni della vittoria del suo partito, l’islamico-moderato Akp, dipenderanno dall’affermazione o meno delle formazioni politiche minori, se riusciranno cioè a superare lo sbarramento del 10%, per entrare in parlamento. Non dovessero farcela, l’Akp sarebbe favorita, in quanto la ripartizione dei seggi andrebbe a beneficio dei pochi partiti (forse due), che superano lo sbarramento.

La campagna elettorale, per quanto l’esito appaia scontato, non è stata del tutto serena, in quanto sono stati diversi gli scandali sessuali, che hanno coinvolto i leader dei partiti più piccoli, come l’ex capo del Chp e ben dieci membri di Mhp, quest’ultima una formazione della destra nazionalista, che fa diretta concorrenza all’Akp.

Sebbene abbia sempre smentito, Erdogan viene accusato di essere il mandante morale di questi scandali, esplosi con la pubblicazione online di video in cui vengono ripresi diversi esponenti politici con giovani donne e prostitute. E il premier ha sfruttato i casi, accusando i partiti delle opposizioni di profonda immoralità, con la sua responsabile per la famiglia ha stuzzicato le pulsioni della Turchia profonda, sostenendo che solo la poligamia potrebbe mettere fine ai tradimenti degli uomini.

 

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Giuseppe Timpone