La manovra finanziaria per il triennio 2012-2014 ha avuto ieri sera il placet del Presidente Giorgio Napolitano, che l’ha firmata, pertanto essa è entrata in vigore. Il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che ieri ha tenuto una conferenza stampa con gli altri ministri economici del governo si è detto soddisfatto, affermando che sui tagli ai costi della politica è stato fatto un passo radicale e che tutto sarebbe potuto naufragare, forzando la mano e andando contro le leggi. Per questo, spiega il ministro, si sono introdotti i nuovi (più bassi) stipendi al rinnovo delle cariche, sulla base della media europea certificata da Istat e Eurostat, al fine di evitare giudizi di incostituzionalità per gli emolumenti agli amministratori pubblici, erogati sulla base di contratti da rispettare.
Quanto all’invito di Napolitano di essere aperti a un dialogo sulle eventuali modifiche, il ministro ha convenuto sulla necessità anche di modificare la manovra, ma a saldi invariati, che significa, tenendo in considerazione che le somme non possono cambiare, per non avere ripercussioni negative sul deficit.
Sul capitolo pensioni, intanto, in via XX Settembre, i tecnici del ministero starebbero valutando una soluzione alternativa a quella delineata dall’attuale blocco delle rivalutazioni. La manovra ieri firmata dal Capo dello Stato prevede che siano bloccate del 55% le rivalutazioni delle pensioni tra i 1402 e i 2337 euro e azzerate per la parte eccedente i 2337 euro. Questa misura sarebbe eliminata con un emendamento alla manovra e il blocco delle rivalutazioni sarebbe totale per le pensioni oltre i 2337, nel senso che chi ha una pensione dall’importo almeno cinque volte superiore all’assegno minimo non otterrà alcuna rivalutazione, neanche sulla quota compresa tra i 1402 e i 2337 euro, mentre in cambio otterranno la piena rivalutazione gli assegni di importo inferiore, senza subire alcun taglio, come la manovra ha fino ad ora previsto.