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Formigoni contro Berlusconi: “primarie per scegliere leader”

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Bruno De Santis

La sicurezza di Berlusconi sull’accordo nella maggioranza sulla nomina di Angelino Alfano quale candidato premier per il 2013 cade dopo neanche un giorno: il primo altolà al Presidente del Consiglio arriva dal governatore lombardo Formigoni che si oppone a nomine calate dall’alto. Uno stop che secondo il presidente della Regione Lombardia non è basato sulla scarsa considerazione nei confronti del ministro della Giustizia e segretario del Pdl, che anzi è giudicato “un ottimo candidato premier”. Il no di Formigoni è al metodo utilizzato da Berlusconi per nominare il suo successore: “L’affermazione del presidente del Consiglio nel 1993 come leader del centrodestra è stata un’eccezione ma a scegliere deve essere il popolo. D’altronde abbiamo appena deliberato l’uso delle primarie per individuare i candidati a tutte le cariche elettorali, sindaci, presidenti di Provincia e Regione sarebbe contraddittorio non utilizzare lo stesso metodo per individuare il candidato premier”. Il governatore ci tiene però a precisare che non si tratta di un modo per portare avanti la propria candidatura ma soltanto di una questione di principio: “Non è importante sapere -dichiara – se mi candiderò o meno alle eventuali primarie. L’importante è stabilire che devono esserci”.

Un freno alla candidatura di Alfano arriva anche da Maurizio Gasparri che indica una rosa di cinque nomi da cui far emergere il successore di Berlusconi e a sorpresa inserisce anche il leader dell’Udc Casini: “Alfano è stato appena nominato segretario del Pdl e dobbiamo dargli il tempo di fare il suo percorso e di rilanciare il partito senza caricarlo di attese salvifiche. In questo momento ci sono cinque personalità in grado di aspirare alla premiership. Nella Lega c’è Maroni, nel Pdl ci sono Alfano ma anche Formigoni e Tremonti. C’è Casini nell’Udc che fa sempre parte dell’area moderata. Casini deve decidere se continuare con il terzo polo e danneggiare i moderati, allearsi con la sinistra o confrontarsi con noi. Un confronto che deve essere fatto su basi programmatiche e valori condivisi”.

Chi si aspettava quindi un Pdl compatto sulla scia dell’indicazione di Berlusconi sarà rimasto deluso nel constatare come i primi no ad Alfano siano arrivati proprio dal partito dal Presidente del Consiglio. E se queste sono le reazioni in casa Pdl, chissà quali saranno i commenti della Lega sulla successione “imposta” dal premier.

 

 

 

 

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Bruno De Santis