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Perchè con Tremonti si è destinati all’immobilismo

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Giuseppe Timpone

L’intervista concessa dal premier Silvio Berlusconi a “La Repubblica” è l’ennesima testimonianza dei rapporti molto tesi tra il capo del governo e il suo ministro dell’economia. A dirla tutta, un pò tutta la maggioranza, Lega compresa, ha cattivi rapporti con il dicastero dell’economia, il che non è poi così strano in una fase di crisi delle finanze come questa. Ma come intendere allora la minaccia un giorno sì e l’altro pure del Carroccio, che chiede riforme in economia, senza le quali uscirebbe dal governo? Non è questo per caso un attacco velato al vecchio amico di sempre dei leghisti, quel Tremonti che è l’unico uomo a non volere alcuna riforma? Il ministro Tremonti ha l’indubbio merito di avere tenuto dritta la barra dei conti pubblici, grazie alla quale oggi l’Italia non si trova a dovere affrontare i problemi di altre economie, come la Grecia o anche la Spagna. Se al posto di Tremonti ci fosse stato un altro ministro, magari questi avrebbe seguito le sirene di un’opposizione che chiedeva una politica di deficit spending, per far fronte alla recessione economica e oggi avremmo già alzato bandiera bianca. Ma detto questo, non si può nemmeno chiudere gli occhi dinnanzi all’ottusità di un ministro, che al netto della crisi e dei suoi indubbi meriti di rigore, non ha mai favorito alcuna riforma in grado di fare attecchire la crescita in Italia.

Già, perchè Tremonti è già stato ministro dal 2001 al 2004, per poi tornare nel 2005, fino alla fine della legislatura (aprile 2006) e tornare ancora con la vittoria del centrodestra in via XX Settembre, dal 2008 ad oggi. Se leggiamo la storia di Tremonti, ci accorgiamo come egli sia stato sempre un freno, anzi un ostacolo insormontabile a qualsiasi riforma che andasse nel senso di una maggiore libertà del mercato, di stimolo alla concorrenza (che, anzi, egli detesta) e ha espresso sempre la sua contarietà ad una riduzione forte delle tasse e del peso dello stato in economia.

La sua azione di politica economica non può essere inquadrata all’interno di una storia personale di stampo liberale, come per qualsiasi governo di centro-destra al mondo, ma va identificata con una ideologia di socialismo soft, che è alla base dello scontento continuo degli elettori moderati, ogni qualvolta il centro-destra governa il Paese.

Fino a quando il centro-destra in Italia terrà un ministro alla Tremonti non ci sarà speranza per la nostra economia di avere quel colpo di frusta necessario (a parità di rigore sui conti pubblici) per fare ripartire la crescita. Questo governo è condannato ad essere riletto nella storia come una brutta copia del centro-sinistra.

 

 

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Giuseppe Timpone