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Caso Tarantini, Gip non riconosce la competenza di Napoli

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Giuseppe Timpone

Una prima vittoria quella del premier Berlusconi sulla ben nota vicenda del caso che lo vede coinvolto in una presunta estorsione in qualità di vittima. Il Gip di Napoli ha emesso ieri un’ordinanza, con la quale si riconosce l’incompetenza territoriale di Napoli a indagare sulla vicenda. I fatti sarebbero accaduti tra Roma, Milano e Bari, pertanto Napoli non c’entrerebbe nulla. Lo stesso Gip, Amelia Primavera, ha pertanto riconosciuto la competenza territoriale di Roma. Quindi i magistrati Woodcock e Lepore non avrebbero avuto alcuna competenza nell’indagare su Tarantini e Lavitola, le cui telefonate sono state oggetto di intercettazioni poi pubblicate e spiattellate su tutta la stampa, con grave nocumento alla persona del presidente del consiglio.

Dunque tale riconoscimento rappresenta una prima vittoria, seppure sul piano tecnico, per il premier, il quale allontana da sè la richiesta di accompagnamento coatto che la Procura di Napoli era sul punto di inviare.

I magistrati avrebbero voluto ascoltare il premier nella data del 13 settembre, ma a causa di impegni istituzionali, l’incontro non fu possibile e rinviato. La Procura, allora, assegnò a Berlusconi una rosa di date, precisando che dopo l’ultima data possibile, se il premier non si fosse presentato di sua spontanea volontà a Napoli, sarebbe stato richiesto anche l’accompagnamento dei carabinieri per costringerlo con la forza a dare testimonianza sui fatti oggetto di indagine. Il memoriale depositato dallo stesso premier, infatti, non era stato ritenuto sufficiente.

E adesso? Non si sa se l’inchiesta verrà effettivamente spostata a Roma, ma di certo stiamo assistendo a un fatto grottesco. Si chiedono a ogni ora del giorno e della notte le dimissioni del premier, per una vicenda in cui non solo non è indagato, ma in cui egli sarebbe anche parte lesa e che ora si apprende essere molto probabilmente legata a un errore “tecnico” sulla competenza ad indagare.

Le migliaia e migliaia di intercettazioni passate al setaccio e pubblicate sui giornali hanno, tuttavia, ormai avuto il loro effetto mediatico. Non si sa come andrà a finire questa vicenda da un punto di vista giudiziario. Ciò che possiamo sin d’ora affermare è che di certo il danno è stato fatto ed è irreparabile. Si dirà che un premier non dovrebbe utilizzare un certo linguaggio al telefono o determinati comportamenti. Ma se ciò non è frutto di illeciti, è altrettanto vero che non dovrebbe nemmeno finire sui giornali ciò che il capo di un governo dice o fa di lecito. Anche se moralmente opinabile.

 

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Giuseppe Timpone