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Calderoli rivela: “Sul Porcellum fui ricattato” e il Pdl studia come bloccare il referendum

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Giuseppe Di Spirito

Come volevasi dimostrare, il grande successo ottenuto nella raccolta di firme per il referendum abrogativo dell’attuale legge elettorale, detta “Porcellum”, ha provocato inquietudine diffusa nel governo. Dopo che la soddisfazione del ministro dell’interno Roberto Maroni ha spiazzato gli alleati, tocca al suo collega di partito, Roberto Calderoli, gettare acqua sul fuoco delle solite voci che dipingono una Lega Nord pronta a smarcarsi per correre da sola alle prossime elezioni. Il ministro della Semplificazione parla ottimisticamente di una legislatura che deve durare fino all’ultimo, per poter divenire “una costituente”: “C’è da completare il federalismo fiscale e la riforma costituzionale. Decideremo se ci sarà un sud che vuole trascinare il nord in basso o viceversa”.

Ma stuzzicato per l’ennesima volta sulla “sua” legge che ora quasi tutti sono pronti a gettare nella spazzatura, Calderoli spiega di essere sempre stato a favore della legge precedente, il “Mattarellum”, insieme a tutta la Lega, ed ormai stufo aggiunge una inedita rivelazione: “Fummo ricattati da Casini, che voleva il proporzionale, da Fini che voleva la lista bloccata, e da Berlusconi che voleva il premio di maggioranza, con la complicità della sinistra, che non fece nulla per fermare la nuova legge e poi, salita al governo, non l’ha cambiata. Per questo fui il primo a definire quella legge una porcata”.

Ognuno è libero di interpretare come preferisce questa novità, che è ancora troppo “fresca” per avere eventuali reazioni da parte degli interessati, fatto sta che dal partito di Silvio Berlusconi fioccano numerosi i commenti sulla questione dei referendum. Ignazio La Russa è convinto che quella attuale sia una “ottima legge” che necessita solo l’introduzione delle preferenze: “L’opinione pubblica ormai si è convinta, giustamente, che i cittadini devono scegliere anche in tutto o in parte i parlamentari. E allora, cambiamo l’attuale legge elettorale in questo senso, non buttiamo il bambino con l’acqua sporca”. Il ministro della Difesa si spinge a considerare possibile “in 24 ore” un accordo tra le forze politiche per la reintroduzione delle preferenze (qualcuno ricorderà l’appello a vuoto di Pier Ferdinando Casini prima delle scorse elezioni) ma nello stesso tempo lancia strali contro chi secondo lui, vorrebbe utilizzare il referendum come un “cavallo di Troia” per ottenere altri risultati “…tipo impedire ai cittadini di scegliere il presidente del consiglio e di tornare ad avere dieci governi in dieci anni…allora noi non siamo assolutamente d’accordo”.

Bastian contrario invece il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli, che si dice contrario alle preferenze: “Non esistono nei sistemi di voto dei Paesi europei. Per realizzare un miglior collegamento eletto-elettore si possono cercare altre strade”. (Quali?)

Il ministro per le Politiche agricole, Saverio Romano, si dice invece d’accordo con La Russa, e spiega: “Sin dal 2006 e poi di nuovo nel 2008 ho depositato una proposta di legge per la reintroduzione delle preferenze che garantisca da un lato il permanere del bipolarismo e la scelta del premier e dall’altro la possibilità degli elettori di scegliersi e determinare i propri rappresentanti. Basta prendere o il mio disegno di legge o qualsiasi altro simile al mio e portarlo subito in Parlamento”.

La domanda a questo punto è d’obbligo: dal 2006 ad oggi perchè mai questa proposta dovrebbe essere accettata solo adesso?

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Giuseppe Di Spirito