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Arabia, arrestato giocatore per tatuaggio di Gesù

Published by
Giuseppe Timpone

L’attaccante colombiano di 24 anni Juan Pablo Pino, della squadra di calcio saudita Al Nasr, è stato arrestato ieri dalla polizia mentre passeggiava in un centro commerciale in compagnia della moglie incinta. Il suo reato? Aveva ben in mostra un tatuaggio in cui veniva raffigurato Gesù, che in qualità di simbolo religioso è severamente vietato nel Paese.

Pare che alcuni clienti del centro commerciale siano rimasti indignati del fatto che il giovane calciatore fosse vestito in modo scoperto, tale da lasciare vedere nitidamente il viso di Gesù. Per questa ragione, sono stati chiamati gli agenti della Polizia morale, un corpo per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio. In Arabia, infatti, è vietato tout court il tatuaggio, ma in genere la polizia chiude un occhio. Ma non ieri, quando il simbolo incriminato era di tipo religioso. Una disavventura per Pino, che ha un precedente. Lo scorso anno, un calciatore romeno dell’Al Hilal, Mirel Radoi, dopo avere segnato un gol aveva esultato baciando il suo tatuaggio sul braccio, raffigurante una croce. Anche per lui erano scattati gli arresti.

E all’inizio dell’anno calcistico, per evitare altre situazioni imbarazzanti, la polizia aveva fatto diramare un comunicato in cui chiedeva ai calciatori di non fare bella mostra di alcun tatuaggio, in quanto questi avrebbero un effetto negativo sulla crescita dei giovani sauditi.

Va da sè che mostrare un simbolo cristiano è un peccato-reato ben più grave in Arabia. Subito dopo il fermo, Juan Pablo Pino ha espresso il suo profondo rammarico per l’accaduto e ha promesso di vestire d’ora in avanti in modo adeguato, così come anche la moglie. Il giocatore si impegna anche a rispettare seriamente le leggi del Paese saudita.

Un episodio, quello accaduto ieri, che evidenzia il serio problema delle limitazioni alle libertà personali, specie in campo religioso. A Riad non esiste la libertà religiosa, per cui i cristiani, molto pochi a dire il vero, vivono la loro fede in clandestinità. La nazione è mussulmana, infatti, per il 99% della sua popolazione e la monarchia della famiglia reale Saud appartiene alla corrente wahabita, che considera contraria all’islam ogni forma di modernità.

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Giuseppe Timpone