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Russia, firmato accordo per nascita nuova Urss

Published by
Giuseppe Timpone

Il premier russo Vladimir Putin è già super-favorito nei sondaggi per le elezioni presidenziali del prossimo marzo, ma il colpo che ha assestato ieri sarà un ulteriore dato che andrà a irrobustire il suo successo politico, mediatico e personale. Per tutta la notte ha riunito i capi di stato e di governo di quasi tutte le repubbliche dell’ex impero sovietico e questa mattina si è presentato con un documento che ha dell’incredibile. Oltre alla Russia, altri sette stati, i più importanti della galassia post-sovietica, hanno firmato un accordo di libero scambio su numerose categorie di merci, che rappresenta il primo passo ufficiale per la rifondazione di quella che Putin e anche altri stati hanno definito una unione euroasiatica. Hanno risposto all’appello di Putin Ucraina, Bielorussia, Kazakhistan, Kirghizistan, Moldavia, Armenia e Tagikistan. Ma già si apprende che entro dicembre potrebbero entrare a fare parte di questa nuova Urss anche Azerbaigian, Uzbekistan e Turkmenistan.

Pensare che l’accordo rappresenti solo un’intesa di libero scambio è però abbastanza restrittivo. Il piano poco celato di Putin è la ricostituzione di una nuova Unione Sovietica, non più poggiata sull’elemento ideologico del comunismo, ma che raggruppi tutti gli stati (o quasi), che ne fecero parte per ricreare una super-potenza in grado di concorrere alla pari con i rivali di sempre, gli USA.

E aggiungiamo anche il fatto che la Russia è confinante con un altro impero i piena espansione economica, politica e militare: la Cina. Mai come adesso, quindi, Mosca ha bisogno di tornare a pensare in grande. Si troverebbe, altrimenti, accerchiata dalla Cina in Asia e da una UE in continua espansione dall’altra, con gli USA a continuare a primeggiare.

D’altronde ci sono stati, come la Bielorussia, i cui vertici politici non sarebbero per niente contrari a una forma di assimilazione verso una costituenda neo-Urss e la stessa situazione si registra con parte dell’Ucraina, il cui presidente in carica Yanukovich è rinomatamente filo-russo, essendosi sbarazzato dell’opposizione della Rivoluzione Arancione, che puntava più a guardare l’Europa e l’America quali interlocutori.

Sulla base del documento appena firmato, la coppia Putin-Medvedev dovrebbe incontrare ancora minori difficoltà nel plasmare il futuro russo a proprio piacimento.

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Giuseppe Timpone