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Tunisia, trionfano islamici di Ennahda alle elezioni. Affluenza al 90%

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Giuseppe Timpone

Ieri, si sono tenute in Tunisia le prime elezioni libere, dopo 24 anni di potere di ben Alì, cacciato a furor di popolo all’inizio dell’anno, dopo una fase di violente proteste, che hanno dato vita alla cosiddetta primavera araba. Era un test molto importante, per verificare lo spirito con cui circa 7 milioni di tunisini si sarebbero approcciati a questa data. Erano iscritti a votare oltre 4 milioni di persone, ma altre tre milioni erano non iscritte, ma godevano comunque del diritto.

Alla fine, i dati sull’affluenza sono stati impressionanti: oltre il 90% degli aventi diritto si è recato a votare, segno di quanto sentito fosse l’appuntamento elettorale. Alla vigilia, le proiezioni davano in testa il partito islamico-moderato Ennahda, tra il centinaio di formazioni politiche sorte come funghi in questi mesi. E i pronostici sono stati più che rispettati, perchè stando ai primi dati dello spoglio, Ennahda avrebbe ottenuto oltre il 40% dei consensi, contro una previsione intorno al 20%. La nota curiosa è che gli avversari non hanno atteso nè l’avanzamento dello spoglio, nè la proclamazione dei risultati ufficiali, per ammettere la loro sconfitta e il trionfo delle liste islamiche.

A dare notizia dell’affermazione di Ennahda è stato il Partito Democratico Progressista, principale formazione della sinistra, così come il Polo Democratico Progressista, il quale ha preso atto che all’Assemblea Costituente non ci sarà una maggioranza per le forze progressiste e di sinistra.

Il leader di Ennahda Ghannouchi pare che sia stato insultato davanti al seggio in cui si recava a votare, ma è lo stesso politico a non dare risalto al fatto e a concentrarsi sulla “sete di democrazia del popolo tunisino”. La volontà dichiarata di Ghannouchi è di ispirarsi al modello di democrazia turca, in cui convivono sia il fattore culturale islamico-moderato, sia le stesse istituzioni democratiche.

E, in effetti, sarà ora importante verificare quale strada imboccherà la Tunisia, dopo l’agghiacciante dichiarazione di ieri del Consiglio di transizione in Libia, che guida il Paese nel dopo-Gheddafi, che ha annunciato che da ora in poi sarà in vigore la Sharia, la legge islamica, mentre tutto ciò che va contro di essa sarà ritenuto fuori legge. Si spera che l’inizio del dopo-regime in Tunisia sia diverso.

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Giuseppe Timpone