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Siria, Assad minaccia “terremoto” contro Occidente

Published by
Giuseppe Timpone

Non si placano le violenze in Siria, dove da sette mesi il regime sanguinario e feroce di Bashir Assad viene contestato dalla popolazione civile. Da quel Venerdì Santo, a due giorni dalla Pasqua cristiana, quando vi furono le prime repressioni di massa, ad oggi, l’Onu conta tremila vittime, ma potrebbero persino essere di più. Si tratta di civili assassinati da colpi di arma da fuoco all’impazzata o, come ieri, dalla contraerea che avrebbe colpito nove presunti disertori. In tutto, in questo ultimo weekend di sangue, i morti sarebbero almeno una sessantina, con un’escalation di terrore che non sembra arrestarsi, nonostante le pressioni della Comunità internazionale e le proteste della confinante Turchia, che da mesi si trova a fronteggiare l’emergenza profughi, perseguitati e trucidati fino a ridosso delle sue frontiere.

Ormai il regime di Assad non ha alcuna legittimazione, semmai esso l’abbia posseduta in passato. Ieri nove civili sono stati uccisi, malgrado si fossero riparati in una moschea a Homs. Sono migliaia le persone che tentano di attraversare il confine turco e le immagini di questi mesi ci raccontano persino di un ragazzino, o meglio di un poco più che bambino, un tredicenne, torturato e poi ucciso dalle forze del regime, perchè avrebbe partecipato a una manifestazione di protesta.

Un orrore, qui a Damasco, che forse non si è visto in nessun altro stato, in cui negli ultimi mesi sono avvenute le violenze contro la Primavera Araba. E che la Siria sia uno stato particolare, lo ha chiarito anche il presidente Assad che, intervistato dal quotidiano britannico “Daily Telegraph”, ha sostenuto che il suo Paese sarebbe oggetto di pressioni crescenti dell’Occidente, ma se questi dovesse intervenire, Damasco scatenerebbe un “grande terremoto”Assad ha chiarito che la Siria non è l’Egitto, che non accadrà a Damasco quanto è accaduto negli altri stati arabi. Parole, che evidenziano l’eccezione reale di questo stato, appoggiato dall’Iran, che ne fa un avamposto per la conquista del Mediterraneo.

Negli ultimissimi mesi, persino la famiglia Saud, i monarchi dell’Arabia Saudita, ha palesato l’ipotesi di intervenire per fermare uno scempio “contrario ai principi dell’islam”. Il rischio è che la situazione degeneri ancora di più, rendendo necessario un intervento della Comunità internazionale che lo ha sino ad ora escluso. Ma fino a quando?

 

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Giuseppe Timpone