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Scontro di fazioni nel Pd contro Stefano Fassina

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Giuseppe Di Spirito

Il responsabile economico del Partito Democratico, Stefano Fassina, viene messo sotto accusa dall’interno del partito anche a causa di alcune sue posizioni che sarebbero contro la politica economica europea e poco riformiste per quanto riguarda le tematiche del lavoro. Posizioni forse troppo spesso vicine a quelle della Cgil, che lo hanno portato in più di una occasione a far scintille con altri esponenti democratici di primo piano, come quando si è trovato in disaccordo con il vicesegretario Enrico Letta sulla lettera della Bce, con il sindaco di Firenze Matteo Renzi che riproporrebbe “ricette fallite”, ed in particolare con Piero Ichino, fautore di una riforma organica del mercato del lavoro all’insegna della “flexsecurity”, che però di fatto renderebbe più facili i licenziamenti.

Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso pare sia stata la poca convinzione con la quale Fassina sta appoggiando le iniziative del governo Monti, così come le critiche espresse qualche giorno fa nei confronti del commissario europeo Olli Rehn (“ricette depressive”) tanto da suscitare dietro le quinte, secondo alcuni, persino la stizza del Quirinale.

E così è partita una formale richiesta di dimissioni da parte della componente “Liberal”, a firma di Enzo Bianco, Ludina Barzini, Andrea Marcucci, Pietro Ichino e Luigi De Sena in cui tra l’altro si legge: “Le sue posizioni appaiono in netta dissonanza rispetto alle linee di responsabilità e di rigore assunte giustamente dal segretario… Le sue soluzioni, ispirate alle vecchie culture politiche del secolo passato, non sono compatibili con il dovere di rappresentare il complesso delle posizioni assunte dal Pd”. Ma a difesa di Fassino si schierano in molti, in primis proprio il segretario Pier Luigi Bersani che deplora l’accaduto: “Il Pd ha idee chiare sull’economia e sul lavoro e Fassina si rifà a documenti approvati dal partito”. Anche Walter Veltroni invita a concentrarsi sui “drammatici problemi del Paese che chiedono responsabilità”, così come si dicono assolutamente contrari nel metodo e nel merito Cesare Damiano, Ignazio Marino, e Marco Follini che fa anche una battuta sul partito che non deve essere “né una falange macedone, né un orologio svizzero”.

A margine del “fuoco amico” che improvvisamente lo ha raggiunto, il responsabile economico del Pd per il momento si destreggia elegantemente tra le polemiche, lanciando un messaggio ai suoi compagni di partito attraverso Facebook: “Per Natale regalerò loro un abbonamento al Financial Times così possono leggere il dibattito internazionale di politica economica e ritrovare le posizioni, aggiornate e non ideologiche, della cultura liberale“.

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Giuseppe Di Spirito