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Cina, inflazione novembre cala al 4,2%

Published by
Giuseppe Timpone

L’ufficio statistico di Pechino ha diramato ieri i dati sull’inflazione a novembre, che confermano il trend al ribasso della crescita dei prezzi. Il loro tasso di crescita su base annua è stato del 4,2%, il più basso dal mese di settembre del 2010, e molto più basso del 5,5% che ancora si registrava ad ottobre.

Dunque, sembrano lontani i picchi del 6,5%, che si erano avuti a luglio. I prezzi alimentari sono cresciuti dell’8,8%, anch’essi in rallentamento da questa estate, quando erano aumentati del 10%. Su base mensile, l’indice generale dei prezzi è diminuito dello 0,2%, mentre quello alimentare dello 0,8%.

La strategia di politica monetaria restrittiva della banca centrale e del governo sembrano avere ottenuto un buon successo, che forse va oltre le loro stesse attese. Questo dovrebbe incoraggiare Pechino a stimolare il credito, come già avvenuto la scorsa settimana, quando il coefficiente di riserva obbligatoria per le banche è stato abbassato dal 21,5% al 21%.

Gli analisti prevedono che tale coefficiente possa essere ulteriormente abbassato di 50 punti base entro la prima metà del 2012. Questo è dovuto al sostegno che il governo intende trasmettere agli investimenti privati, per evitare sia un tonfo dei prezzi immobiliari, che avrebbe conseguenze molto forti sull’economia del Paese, sia per cercare di porre rimedio al calo delle esportazioni, conseguente alla minore domanda globale per via della crisi dell’Occidente.

Anche i prezzi alla produzione confortano le previsioni del governo per una minore inflazione in futuro. Essi sono cresciuti del 2,7%, lo 0,7% in meno del mese precedente. Meno facile, invece, che vengano ritoccati i tassi di interesse, in aumento dal mese di ottobre del 2010.

Nel suo rapporto sulla Cina, l’Fmi aveva consigliato un mese fa circa di non fare molta leva sui coefficienti di riserva obbligatoria, il cui uso porta a inefficienze. Per questo, Pechino potrebbe decidere di aumentare liquidità, cercando di allentare la tensione su questo versante. Per il resto, sarà l’ufficio politico del Partito Comunista a decidere quale tipo di politica monetaria ed economica complessiva sarà attuata nei prossimi mesi.

 

 

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Giuseppe Timpone