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Monti al capolinea. Si sfilano PDL e PD. Bersani: “obiettivo urne”

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Giuseppe Timpone

Il voto a larga maggioranza alla Camera sulla fiducia alla manovra e poi sul testo finale, due sere fa, ha dato inizio al count-down per la vita del governo tecnico. Può sembrare un controsenso, ma 495 voti di fiducia e 402 alla votazione finale sanciscono per Monti una sconfitta: 61 i deputati che non gli hanno voluto dire sì per la sua manovra lacrime e sangue. Quanto ai “soli” 402 voti finali, come sempre accade, in questi casi, il risultato è dato dalle numerose assenze che si registrano nelle votazioni a tarda serata. Tuttavia, in questa occasione, in entrambi i voti le assenze sono state “politiche”, non tecniche. Soprattutto, il segnale è giunto dal PDL, dove sono stati numerosi i deputati che non si sono presentati in Aula e l’ex premier Berlusconi ora teme seriamente che non ci sarà una seconda volta. Al prossimo giro, il PDL potrebbe spaccarsi in modo clamoroso, mettendo in seria difficoltà le indicazioni ufficiali che dovessero essere ancora in favore dell’esecutivo.

In queste ore, dentro al partito dell’ex premier si rimarca l’eccezionalità di questa fiducia accordata a Monti. Cicchitto afferma che il sì al governo è dato solo per senso di responsabilità, per evitare che il Paese precipitasse alle urne, con lo spread raddoppiato.

Tuttavia, queste spiegazioni ormai non bastano alla base inquieta e a una fronda vasta del PDL, che chiede di rompere con questa breve esperienza di governo. E questo a maggior ragione, visto che dall’altra parte, il segretario del PD, Pierluigi Bersani, intervenendo nelle dichiarazioni finali alla Camera, ha gelato qualsiasi prospettiva di lungo termine di questo esecutivo, sostenendo che l’orizzonte per il suo partito restano le urne. Un modo come un altro per dire che quello che doveva fare lo ha fatto, ma adesso basta.

L’unico sostegno convinto è solo quello di Udc e Fli, ossia dai centristi, che al momento non avrebbero nemmeno una prospettiva chiara di alleanze elettorali. Ma senza l’ok dei due principali partiti, è evidente che Monti arriverà a mala pena a gustare il panettone di Natale, ma non arriverebbe all’agnello pasquale.

Al Senato, i soli voti di PDL e Lega sarebbero sufficienti a mandare il governo a gambe in aria. Se poi si aggiungono anche i voti dell’Idv, si capisce come Monti rischia di essere in netta minoranza, se non sarà in grado di allacciare un dialogo almeno con il PDL. Ma la coperta è cortissima. Come ribadisce Cicchitto, la maggioranza è solo parlamentare, non politica.

 

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Giuseppe Timpone