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Camerieri del Senato in rivolta: salgono i prezzi, scendono i clienti e arrivano i licenziamenti

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Giuseppe Di Spirito

Qualcuno ricorderà il clamore suscitato dalle “rivelazioni” sui benefici della “casta” parlamentare che si sono succeduti in questi mesi, compresi i prezzi particolarmente convenienti che il ristorante del Senato offriva alla sua clientela selezionata. Col passare del tempo, sebbene circondati da un alone di scetticismo, i tanto invocati tagli stanno pian piano arrivando, portando con sè anche imprevedibili “effetti collaterali”. E’ questo il caso di una vera e propria piccola “rivolta” che ha interessato ieri una trentina di camerieri di Palazzo Madama, che a seguito della notizia di alcuni licenziamenti in arrivo si sono barricati all’interno della struttura.

Secondo quanto riferito dagli stessi lavoratori, la ditta che gestisce attualmente i punti di ristorazione all’interno del Senato ha deciso ormai di ritirarsi dall’erogazione del servizio e contestualmente cominciare col licenziamento di 9 addetti, più precisamente di sei camerieri, un tabaccaio e due cuochi.

Proprio sull’ondata dello sdegno popolare legato ai prezzi irrisori delle pietanze, quindi, come ben noto l’amministrazione del Senato aveva deciso dopo la pausa estiva di contrarre gli stanziamenti che coprivano la differenza tra i prezzi di mercato e quelli “agevolati” per i clienti senatori e giornalisti parlamentari, causando una improvvisa impennata del tariffario (addirittura triplicato per alcune pietanze) e finendo per allontanare la clientela abituale, addirittura dimezzandola. Sempre secondo i camerieri dipendenti della “Gemeaz Cusin”, la volontà di rescindere il contratto (sottoscritto il 12 febbraio del 2010) con modalità consensuali sarebbe legata all’evitare il rischio di incorrere in penali e la ditta starebbe quindi procedendo a richiedere la cassa integrazione per 20 dipendenti su 68 in organico, una soluzione rifiutata dai rappresentanti dei sindacati Cgil e Cisl. “Abbiamo detto no alla cassa integrazione ed ora è scattata la procedura di messa in mobilità. A noi rimane il cerino in mano” ha spiegato un cameriere.

Chiaramente, quando si è sparsa la notizia dell’agitazione in corso, sono passate ore concitate, con i questori ed il presidente del Senato, Renato Schifani, che sono stati subito allertati ed hanno interpellato anche il direttore commerciale della Gemeaz Cusin, non si sa ancora con quale esito. In serata, comunque, i camerieri hanno deciso di smobilitare l’occupazione al termine dell’assemblea sindacale, riaprendo regolarmente il ristorante intorno alle 19,30.
Fine primo round?

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Giuseppe Di Spirito