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Francia, nemmeno Sarkozy crede alla vittoria e pensa al dopo

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Giuseppe Timpone

Tra poco più di tre mesi, in Francia potrebbe esserci un disoccupato illustre: Nicolas Sarkozy. I sondaggi contano per quel che sappiamo, ma ormai tutte le intenzioni di voto da almeno un anno a questa parte dicono la stessa cosa: Sarkozy non ha la maggioranza dei consensi e ha meno voti di François Hollande, il candidato del Partito Socialista, pur non entusiasmando nemmeno quest’ultimo. E così dopo soli cinque anni all’Eliseo, a Sarkò potrebbe toccare una sorte rara nella storia della Quinta Repubblica francese, che fu di Valery-Giscard d’Estaing nel 1981, quando dopo sette anni di presidenza non ottenne clamorosamente un secondo mandato, battuto dal socialista François Mitterand.

Sarebbe per Sarkozy un’umiliazione anche sul piano personale. Vi ricordate con quanta speranza e vigore arrivò all’Eliseo nel 2007? Per i francesi fu quasi l’uomo della Provvidenza, che pose fine all’era pallida del predecessore Jacques Chirac.

Pensare che solo dopo 5 anni, tutto questo finisca, per lasciare spazio a un uomo incolore e insapore come Hollande, che in tempi migliori non avrebbe raggiunto nemmeno un consiglio comunale di periferia, è cosa che fa impressione. E, tuttavia, lo mette in conto lo stesso Sarkozy, che avrebbe confidato in privato ai suoi collaboratori che in caso di sconfitta si ritirerebbe dalla vita politica.

Sul dopo, le ipotesi sarebbero diverse. Si va dal “dolce far niente”, in compagnia di Carla Bruni, alla possibilità di darsi alle conferenze ben pagate presso le università nel mondo, come sta facendo da tempo l’ex premier inglese Tony Blair. Così come non sarebbe esclusa la possibilità di entrare nel mondo del business, magari approfittando di qualche “favore” che da presidente certamente vanta in attivo nei confronti di qualche colosso aziendale nazionale e non.

Ma quale che sia la prospettiva in mente, fa impressione l’aria del “rompete le righe” che si respirerebbe a Palazzo. I suoi avversari hanno fatto tesoro dei sondaggi e oggi fanno campagna elettorale semplicemente ignorando il presidente, cosa che è forse persino peggiore dell’opposizione sguaiata.

Hollande non cita mai l’avversario, parlando genericamente di lotta alla finanza, mentre il centrista François Bayrou si concentra sulla disoccupazione. Sembra un pò un remake veltroniano del 2008, ma forse a Parigi l’esito sarà diverso.

 

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Giuseppe Timpone