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Berlusconi lavora al nuovo partito. Riforme per eliminare Lega Nord

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Giuseppe Timpone

L’ex premier Silvio Berlusconi si sarebbe convinto della necessità di rilanciare l’azione politica del Popolo della Libertà, un partito morente sotto più punti di vista, che non riesce né a galvanizzare l’elettorato di riferimento, né tanto meno a frenare la fuga di consensi che si registrerebbe costantemente nei sondaggi da quando il governo è caduto lo scorso novembre. L’incognita di Berlusconi è sempre la stessa: Monti o non Monti. Il problema è che da un lato non avrebbe alcuna intenzione  di sostenere un esecutivo di larghe intese, che è contrario alla sua natura di uomo non incline ai compromessi della vecchia politica, ma d’altro canto se oggi si andasse alle elezioni anticipate si rischierebbe un disastro completo alle urne.

La Lega Nord sta giocando tutta una sua battaglia, per cercare di capitalizzare al massimo il tracollo al nord del PDL, puntando a rinvigorire la base con i vecchi slogan secessionisti e contrari a Roma ladrona e ai suoi governi. Questo, ovviamente, fin quando non vengano oltrepassati determinati limiti è accettabile anche per il PDL, ma nelle ultime settimane pare che la distanza tra i due partiti inizi ad essere siderale e tra i berlusconiani crescerebbe la consapevolezza e la voglia di disfarsi di un alleato che attacca un giorno sì e l’altro pure l’ex premier e i suoi parlamentari, responsabili di sostenere Monti.

Per questo, l’aria sta cambiando e adesso Berlusconi lavora seriamente su due piani. Uno è il rilancio interno del partito, con modalità molto diverse da quelle previste e prevedibili; l’altro è con l’apertura di un tavolo delle riforme, a partire dalla Costituzione e dalla non meno importante della legge elettorale. Quest’ultima è stata finora quasi un tabù per il PDL, sulla base di un accordo implicito con il Carroccio, per cui prima di mettere mano a una riforma del sistema elettorale, si sarebbe  dovuta raggiungere un’intesa tra i due partiti della vecchia maggioranza. Ma il quadro è cambiato e molto in fretta. Per domani, già il coordinatore del PDL, Ignazio La Russa, ha convocato tavoli separati con Lega Nord e Partito Democratico, al fine di fare un primo giro di consultazioni sulla riforma elettorale. Il fatto inedito è che si annuncino in modo ufficiale intese con gli avversari, al fine di riformare l’intero assetto istituzionale.

Non c’è ancora un’idea condivisa sul tipo di legge per il voto tra PDL e PD, ma i bene informati parlano di un ritorno al vecchio sistema proporzionale, con quota di sbarramento relativamente alta, per fare fuori tutti i partitini e con una sorta di premio implicito per i grossi partiti, magari grazie alla costituzione di circoscrizioni più piccole delle attuali, non più di una decina di seggi, che eliminerebbe le formazioni piccole.

Un dato clamoroso sarebbe poi la rinuncia del PDL all’indicazione automatica del nome del candidato premier nella scheda, in quanto si andrebbe verso un sistema alla tedesca, in cui diverrebbe capo del governo il leader del partito che prende più voti, ma senza alcun vincolo di coalizione. Come in Germania, sarebbe la nuova idea dell’ex premier, dopo le urne si troverebbero le intese necessarie a formare i governi, magari con una sorta di garanzia anti-ribaltone, come potrebbe essere la sfiducia costruttiva in vigore al Bundestag.

Questo implicherebbe, anzitutto, un dato: il PDL mollerebbe la Lega Nord, costretta semmai a prendere o lasciare, nel caso fosse invitata dopo un’eventuale vittoria elettorale al tavolo delle trattative per formare il governo. L’ipotesi più probabile sarebbe di un rapporto privilegiato con il Terzo Polo, che per il PDL diverrebbe un pò come i liberali tedeschi per la CDU.

Ma un’altra notizia non meno clamorosa è quella che oggi viene presentata su “Libero”, quotidiano molto vicino a Berlusconi, per cui questi sarebbe persino intenzionato a sostenere un governo di larghe intese con PD e Terzo Polo, anche dopo le elezioni del 2013. La cosa sarebbe vista come alternativa alla sconfitta del centro-destra, ma anche come il tentativo di rilanciare il suo partito su basi nuove, magari creando un assetto politico-istituzionale, che tagli fuori le ali estreme, come il Carroccio, a garanzia della governabilità.

Ma quale partito? Perché Berlusconi avrebbe intenzione di rifondare l’intero PDL, o meglio di abbatterlo forse del tutto, al fine di costruire una nuova formazione, con nuovi dirigenti, che siano in grado di interpretare meglio il suo concetto della politica. Fuori dal progetto tutti coloro che sul territorio, in particolare, non hanno fatto un bel nulla e dentro nuove leve, lontane dalla vecchia politica. Per questo, in queste ore pare che stia lavorando alla creazione della Fondazione Berlusconi, come riporta “Il Giornale”, anche se non è ancora ben chiaro se si tratti di un progetto da affiancare al PDL o da sostituire ad esso.

L’idea è che l’ex premier non ne possa più del suo stesso partito, che lo ritenga uno strumento ormai impossibilitato a fare un tipo di politica nuova che egli perseguita da tempo, abbandonando al loro destino tutti coloro che dall’interno lo avrebbero ostacolato.

 

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Giuseppe Timpone